La realtà della vita deve essere il valore più prezioso [Antai-ji4]

Kōshō Uchiyama rōshiDiscorso d’addio ad Antai-ji.
La pratica del buddhadharma solo per il buddhadharma è la pratica di aprire la mano del pensiero. Anche il nostro vivere e morire, di solito lo pensiamo nella nostra mente. Così man mano che s’invecchia, cresce la paura della morte. Finché si è giovani il  pensiero  di dover morire non è impellente, ma invecchiando il momento della morte si avvicina davvero e molte persone, impaurite, si chiedono “e ora che faccio?”: questo avviene perché pensano alla morte nella propria testa.

Vivere e morire li concepiscono entrambi in termini di pensiero. Pensano che il fatto di dover morire sia senz’altro un motivo di sofferenza per i vivi. In altre parole pensano alla vita e alla morte nei termini d’illusioni fabbricate dalla mente, e così facendo si perdono e sono presi dalla paura. Ma le cose non stanno così. Vivere, morire non sono eventi che accadono dentro la nostra testa, sono realtà al di là del pensiero umano. Si verificano nel luogo dell’aprire la mano del pensiero.

Pratichiamo dunque “aprire la mano del pensiero” proprio ora, proprio qui, perché la realtà della vita è oltre il pensiero. Non ha senso la pratica di aprire la mano del pensiero per ottenere vantaggi pensati dalla nostra mente. Se praticate zazen per ottenere qualche profitto, come diventare fisicamente sani o coraggiosi, state andando in una direzione completamente sbagliata.

Sapendo che presto mi sarei ritirato da Antai-ji, alcuni giorni fa più di dieci stranieri, non giapponesi, sono venuti per parlare con me. A un certo punto, uno di loro mi chiese se è possibile, facendo zazen, acquistare spontaneità. Ho pensato che era una ben strana domanda.

Qualcuno mi ha allora spiegato che la spontaneità è di moda tra gli americani che praticano zazen. Immagino che con il termine ‘spontaneità’ si voglia tradurre l’espressione zenki, che nella terminologia zen letteralmente significa funzionamento zen.

Pare che qualche maestro zen colonialista abbia tradotto zenki con “spontaneità”. Così ho capito che il senso della domanda era legato all’immagine stereotipata di un maestro zen che risveglia la gente con un urlo: un risveglio improvviso e “spontaneo” prodotto da una causa imprevista che incrina lo scenario della realtà consueta. Allora risposi: “Non ho bisogno di questa spontaneità epidermica. La vera spontaneità è non aver bisogno di questo tipo di spontaneità da quattro soldi”.

Lo Zen americano è iniziato con l’L.S.D. Pare che ormai si siano emancipati dall’L.S.D. ma la spontaneità deve essere la nuova moda di oggi. L’America è il paese del pragmatismo. È molto conveniente, quando si presenta uno scocciatore sgradito, per esempio un esattore che viene a riscuotere una rata mensile, poterlo cacciar via tirando un urlo! È umanamente utile ed emotivamente appagante. Sul piano epidermico delle sensazioni, è molto piacevole, esilarante. Ma capite bene che tutto questo non ha niente a che vedere con il buddhadharma, che non è qualcosa come bere una bevanda gassata, fare un rutto e sentirsi poi a proprio agio. Questo è un punto da comprendere bene.

Oggi molti stranieri praticano zazen, ma ancora non riescono a comprendere il senso del buddhadharma solo per il buddhadharma. Vanno in cerca soltanto di qualcosa di utile e soddisfacente. Non è così. Davvero la via di Buddha è il buddhadharma solo per il buddhadharma.

Qual è la cosa cui diamo il più alto valore?
È un grande errore porre il valore più alto in qualcosa di costruito nella mente, non va riposto in qualcosa di pensato, ma nel luogo dell’aprire la mano del pensiero.
“Aprire la mano del pensiero” è la cosa di maggior valore.
Questo è il buddhadharma per il buddhadharma.
Ora questo solo vorrei che tutti comprendessero bene.

Ma i cosiddetti maestri colonialisti non pensano a trasmettere “il buddhadharma solo per il buddhadharma”. Attraggono gli stranieri offrendo qualche esca interessante. E dicono che dallo zazen si può ottenere il potere di lanciare urla che fanno scappar via gli esattori.
Questo tipo di zazen non è il vero zazen, anche se praticato severamente. Il vero zazen non è per questo genere di valori.

Qualsiasi cosa sia considerata di valore nella mente dell’uomo, nessuna è il vero valore. Aprire davvero la mano del pensiero, questo è la realtà della vita, e proprio la realtà della vita deve essere il valore più prezioso. Fonte

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8 commenti su “La realtà della vita deve essere il valore più prezioso [Antai-ji4]”

  1. Che strano ero certa di avere commentato questo post… poco male perché la rilettura, nel silenzio della casa, stamattina ha evidenziato questa frase :”la realtà della vita è oltre il pensiero.”
    C’è stata commozione.

  2. Per accedere al “buddhadharma”, noi occidentali dobbiamo togliere i tanti veli che la cultura ci ha imposto.
    Per questo forse, dobbiamo fare uno sforzo maggiore, perché si tratta di mettere in crisi tutta l’impalcatura su cui poggia il pensiero capitalista, per dirla in termini grossolani, ma che evidenzia la cultura del tornaconto.
    Eppure l’unica libertà possibile è quella in cui sperimentiamo la gratuità. Lo zz in fondo, questo insegna.

  3. Offrire esche interessanti.
    Ottenere benefici.
    Profitto.
    Questa è la nostra cultura, la società che viviamo. Vali se ottieni.

    Eppure
    Nonostante questo
    Esistono dei pazzi che siedono, semplicemente siedono.

    Ma quanto tempo perso penserà qualcuno.
    Può darsi…
    rispondiamo noi.

  4. “Pratichiamo dunque “aprire la mano del pensiero” proprio ora, proprio qui, perché la realtà della vita è oltre il pensiero. ”
    Pura gratuità.

  5. Apri la mano del pensiero e la mente si acquieta. Al di là della mente c’è il puro stare, il puro fare, la realtà che emerge.
    L’espressione usata da Uchiyama è potente.

  6. aprire la mano del pensiero rende liberi ma non basta ci vuole anche una parte di te che è disposta ad affrontare il divenire

  7. La pratica è gratuità, è vivere la gratuità, essere la gratuità. Ma la gratuità è Vita e Unità ed entrambe sono oltre la mente che giudica, divide, dualizza, si pone degli scopi.
    La Vita appare “così com’è” quando apriamo la mano del pensiero.

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