In ‘ciò che è’ non esiste contraddizione [49G]

Gratuità non è – come credete – un dono da parte del Divino, da voi non richiesto ma che vi riempie di gratitudine in quanto giunge proprio in vostro aiuto, e non è neppure un sostegno che va al di là dei meriti che mettete in campo per avvicinarvi al premio finale; perché non è conseguenza di azioni messe in atto da voi e non ha nessun rapporto coi meriti che pensate di accumulare come esseri in cammino.

La gratuità è indifferenziazione verso qualunque preghiera o pretesa o merito oppure bisogno; riconoscere la gratuità testimonia la sconfitta di una mente ridotta al totale silenzio.

Voi uomini sentite la necessità di costituirvi come un’unitarietà, pur con le contraddizioni che evidenziate in voi, e anche come una costanza, pur nei cambiamenti fisici e di carattere che avvengono nel corso del tempo. Per farlo, operate continue connessioni nei fatti che si presentano, che siano incontri, accadimenti, pensieri o emozioni, cioè momenti di impermanenza.

Quando poi vi impegnate in una via interiore, credete che, passo dopo passo, il vostro ‘io’ si sviluppi e maturi per ricongiungersi col vostro spirito individualizzato. Comunque, non volete dare di voi un’immagine di incoerenza, perché vi piace sembrare quel che non siete.

Perciò, quando scoprite una contraddizione e una disarmonia nei pensieri o nelle emozioni, che poi vedete riflettersi nelle azioni, vi affrettate a intervenire perché non entri in crisi la vostra unitarietà. Innanzitutto vi dite che quell’emozione o quel pensiero o quella reazione non ‘dovrebbero esserci’, e poi vi sforzate per riportarli a una coerenza e a un’armonia globale.

Però l’armonia interiore, come meta da perseguire, vi imprigiona nei ‘dover essere’, perché, nel momento in cui puntate il dito su una contraddizione, siete solo voi che la state creando, e poi vi ingabbiate nel bisogno di smussarla o di risolverla per riportarla a quell’ordine che è frutto delle connessioni che avete strutturato.

E non contenti, cercate di scoprirne le cause, che vedete come impedimento alla vostra evoluzione, ma soprattutto le evidenziate, dando loro importanza, perché le incoerenze mantengono attiva la vostra mente che ha il compito di riportarle all’ordine prestabilito.

Quindi, se si presenta un fatto o un comportamento altrui a scatenare dentro di voi un’eccitazione che dà fiato a emozioni, a pensieri e a reazioni, voi subito li etichettate come non armonici fra di loro, e la vostra mente viene attivata per ristabilire un ordine.

Ma in ciò che è non esiste contraddizione, né non-contraddizione; sono concetti che create voi per fare paragoni fra quello che incontrate e quello che, invece, vi attendevate, o vi serviva, o avevate progettato, vale a dire coi ‘dover essere’ applicati a ciò che è.

Fonte: La via della Conoscenza, “Ciò che la mente ci nasconde“, Gratuità, p46.

In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
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Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.

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8 commenti su “In ‘ciò che è’ non esiste contraddizione [49G]”

  1. La lettura ha riportato alla mente una frase scritta in un diario ai tempi della scuola:
    L’umano è pieno di contraddizioni, questa la sua natura”.
    Se sempre rincorriamo schemi mentali o rimaniamoi legati ad aspettative, negheremmo il naturale alternarsi dei vari corpi, perdendo la possibilità di cogliere l’unitarietà del nostro essere CCE.

  2. Come dice Leonardo, la coerenza da perseguire, non è con l’immagine di sé, ma l’allineamento con ciò che sorge dal Sentire.
    Ogni scena che viviamo è un’opportunità per aprirci al Reale. I condizionamenti operano la loro funzione. Abbandonando ogni pretesa di manipolare la Realtà si sperimenta la fiducia e si ha meno timore di portare a manifestazione quel che siamo.

  3. “riconoscere la gratuità testimonia la sconfitta di una mente ridotta al totale silenzio.”

    Si è così.

  4. “Non volete dare di voi un’immagine di incoerenza, perché vi piace sembrare quel che non siete”.

    Questo è punto centrale. Spesso si parla di “coerenza” in ambito spirituale.
    Ma coerenza non deve essere intesa come coerenza dell’immagine di sé che inevitabilmente ogni essere incarnato produce. Questa è una prigione.

    La coerenza è, più profondamente, tra intenzione e azione, è il lasciarsi guidare dal sentire, a volte anche “sballottolare” dal sentire, è il “portami dove vuoi”, che così poco se ne importa della coerenza pretesa dall’io, dei suoi bisogni e aspettative di “unificare”

  5. Quando vivi il ciò che è, non esiste inizio ne fine, non esiste comparazione, non esiste alterità.
    Nessun possibile “ricamo” sorge

  6. È così, anche se la disabitudine a non apporre etichette e a non collegare i fatti è un apprendimento, passo dopo passo.

  7. Raccontarci come ci piace rassicura e permette di affrontare situazioni che altrimenti temiamo insuperabili.

    Il racconto del divenire è umano e colorato.
    Nel silenzio prende altre dimensioni.

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