L’immagine e l’esperienza del reale come fatto corale

Sperimento ogni giorno come l’immagine e l’esperienza del reale che si configura in me sia il frutto del contributo di più Centri di coscienza, d’espressione e di sensibilità.
Quindi del contributo dell’altro da me, ma non solo dell’altro umano.

1- La vita nell’eremo

Nell’eremo siamo in due umani e un cane: tre mondi che si incontrano, si fecondano, si scontrano. Ogni azione, ogni pensiero, ogni intenzione è inevitabilmente sottoposta alla prova dell’altro e trova una sua modulazione e trasformazione nella reazione che l’altro ha: reazione mai standardizzata, sempre in movimento, sempre in discussione.

2- La comunità monastica

Ogni parola, ogni gesto, ogni esserci e ogni mancare svelano ciascuno di noi.
L’analisi dei fatti, delle situazioni, dei processi viene costruita utilizzando i frammenti percettivi e interpretativi di più soggetti, di più limiti, di più sentire.
Ogni relazione che si sviluppa, sulla presenza o sull’assenza, svela, denuda, pone di fronte a sé, e, nel contempo, fornisce elementi per l’edificazione di una visione più ampia, articolata, composita, meno relativa, più unitaria.
Con mano si tocca l’esperienza unitaria, l’andare oltre il particolare per incontrare, insieme all’altro, grazie all’altro, il reale unitario.
Più la comunità è sintonizzata, più l’esperienza è vasta, alta, potente.

3- Il contributo di tutti gli esseri

Non passo attraverso il bosco senza chiedermi come sentono la realtà gli esseri che lo abitano; non ascolto il richiamo della gallinella d’acqua ai suoi piccoli senza chiedermi – e senza cercare di sentire – cosa vibra in lei, e in loro, in quell’istante.
Non preparo il pasto al nostro cane senza sentire la gioia del suo appetito: siamo come pareti trasparenti, esseri permeabili a ogni forza che ci circonda e ci costituisce, e ci immergiamo in ambienti e in esseri che, come noi, sono permeabili e vulnerabili.

Siamo totalmente interconnessi e, aldilà del divenire, siamo una unica Realtà: di essa diveniamo consapevoli sentendo il gioco che ciascuno assolve nella rappresentazione che chiamiamo vita e che è fatto corale, rappresentazione d’insieme.

Da un lato siamo totalmente soli nella nostra responsabilità, dal’altro tutta la manifestazione è figlia del nostro canto d’insieme.

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7 commenti su “L’immagine e l’esperienza del reale come fatto corale”

  1. Da sempre è prevalso in me un certo individualismo che riconosco osservando il passato anche molto lontano.

    È tempo di apertura quest’ultimo frangente di vita in cui il recinto è stato abbattuto. È tempo di vigilare affinché il discernimento permetta trasformazione senza sopraffazione, permetta interconnessione consalevole, permetta accostamento a quell’Unita’ che l’intuito suggerisce.

  2. La capacità di porsi domande e quella dell’osservazione, sono attitudini indispensabili nel cogliere la relazione, oltre la visione soggettiva.

  3. Immagino che la vita solitaria e scarna che si vive in Eremo, sia la condizione ideale per entrare sempre più in relazione con ciò che viviamo.

  4. A Leonardo
    L’analisi che fai è corretta, bisogna però considerare che molti sentire sentono comunque più di un solo sentire.
    Inoltre i sentire si fondono e acquisiscono maggiore ampiezza.
    Alla fine si giunge alla coscienza cosmica che è, evidentemente, la realtà, sebbene non sia la realtà dell’Uno.

  5. Non esiste una rappresentazione oggettiva o soggettiva della realtà, piuttosto una rappresentazione intersoggettiva.
    Certo siamo soli davanti alla nostra responsabilità esistenziale: nessuno può sostituirci nella nostre scelte e nel nostro cammino.
    Ma se il soggetto non è che un’illusione, allora anche la realtà soggettività lo è e quello che emerge è una rappresentazione della realtà che scaturisce dall’insieme di CCE, i quali sono, a diversi livelli, in apprendimento comune.

  6. Hai a cora una volta trovato le parole per esplicitare come anche altri possono sentire questa interconnessione con i vari centri di coscienza e di espressione senza averne chiara consapevolezza.
    Comprendo cosa intendi. Ho cominciato col sentire la connessione con la Natura, ora si è affacciata anche quella con tutti gli esseri. La connessione con l’umano è arrivata per ultima.

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