La contemplazione: l’esperienza feriale del Reale

Esiste, semplicemente, il Reale: Esso ha le sembianze dell’ordinario e del banale, dei mille fatti che ogni giorno viviamo.
Un fatto viene percepito come il Reale, quando nell’individuo percettore domina la neutralità e quell’individuo non si percepisce come un soggetto, ma solo e semplicemente come un sensore.
Allora, esiste il fatto percepito, le sensazioni relative a quel fatto pervadono l’organismo sensore, ma non esiste emozione, né pensiero.
Esistono, come Realtà, un complesso di sensazioni che fluiscono dai diversi corpi, e dai sensi di questi: esse sorgono, scorrono, scompaiono.
Il percettore, l’organismo sensore, registra ciò che il fatto provoca sui sensi dei corpi e non indaga, non attribuisce ad un soggetto l’accadere, non desidera il protrarsi e il ripetersi dell’esperienza.

Accade che, inevitabilmente, l’identità si affaccia, pare coprire l’evento, ma una rapida e magari ripetuta disconnessione la riposiziona nell’ombra e lascia intonsa l’esperienza contemplativa.
Dunque la contemplazione è un ritmo, non un continuum, un pervadere e un apparente ritrarsi: in realtà non viene meno lo stato contemplativo, semplicemente si affaccia l’identità con il suo tentativo di appropriazione, che viene disconnesso per lasciar riaffiorare lo stato contemplativo che mai è venuto meno.
La contemplazione dunque è una condizione permanente relativa allo stato di coscienza: nell’identificazione con il divenire, nella prevalenza del soggetto, essa viene oscurata e nascosta alla percezione, solo alla percezione.
Il sentire, che della coscienza è il senso, contempla il Reale e lo vive come realtà prima, unica ed unitaria.
Il contemplante vive il dilagare del sentire attraverso i suoi sensi e, simultaneamente, osserva il lieve movimento dell’identità, come l’ondeggiare di una foglia mossa da una leggera brezza.


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6 commenti su “La contemplazione: l’esperienza feriale del Reale”

  1. Ho riletto il post a distanza di giorni e ho colto aspetti che alla prima lettura mi erano sfuggiti. Questi post vanno meditati, anzi contemplati. Grazie per la chiarezza.

  2. E’ veramente incisivo il modo in cui riesci a chiarire l’accadimento della contemplazione.
    Ci inviti a dare nome a certi passaggi, nelle nostre giornate, che sicuramente viviamo senza avere questa consapevolezza.

  3. Chiaro, chiarissimo.
    Lo stato contemplativo costituisce le fondamenta di una casa robusta, a prova di ogni intemperie….

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