L’attenzione continua sui limiti edifica e consolida l’identità [V16]

La vita è flusso effimero. E poiché voi uomini temete l’effimero, tentate di contenere quel flusso e di dargli un significato che possa adattarsi alle vostre strutture mentali, anche se quel flusso è inarrestabile, arriva e va.

Comunque, ogni volta vi sforzate di trattenere la vita, appiccicandole le vostre etichette per renderla compatibile coi contenuti della vostra mente e quindi intrappolando quel flusso nei vostri concetti, che sono barriere a difesa dall’effimero.

Creare concetti vi serve per appoggiare veli dopo veli sopra la vita, impedendovi di incontrarla per quello che è.

Provate, ora, a dirci qual è in voi quell’ultimo velo duro a morire: un velo che persiste.
Un partecipante: È il bisogno della propria identità?

Su che cosa si fonda l’identità di un uomo che mette in campo i suoi sforzi per percorrere una via che chiama evolutiva, convinto che sia importante utilizzare la vita per il proprio evolvere?
Stiamo parlando di un uomo che ha interiorizzato l’importanza di osservarsi nell’agire e di cogliere in sé i limiti attraverso i quali si contraddistingue dagli altri, per poter lavorare su di essi e fare quel ‘passo in più’.

Quell’uomo fonda la sua identità sull’individuare gli ostacoli che si frappongono al proprio progredire e sull’indirizzare i propri sforzi verso una trasformazione interiore, avendo costruito la sua identità sull’attribuirsi i limiti, rendendoli il punto centrale del suo essere in cammino.

Nel suo percorso interiore, l’uomo vede la vita come un insieme di tante tappe e, a ogni tappa che – lui dice – si mette alle spalle, si attribuisce un ‘passo in più’ verso la propria maturazione; subito dopo riprende a fare una nuova sintesi.

Il riproporsi del medesimo processo gli impedisce di scoprire quanto si stia radicando in una visione ripetitiva e ingabbiante che non lo porta mai a incontrare l’effimero presente in sé e nella vita, ma sempre e solo la sua struttura che trae forza a ogni passo, perché lui non capisce che quel passo è verso il nulla.

E così continua a porre i nuovi limiti al centro di un percorso interiore, dando loro tutta l’importanza che deriva dall’essere suoi, e non posando mai lo sguardo su ciò che realmente c’è, e lo eccede: il non-limite.

La sua gabbia è quel processo che continua a ripetere, convinto di progredire, pur restando fisso dentro lo stesso meccanismo.

Fonte: La via della Conoscenza, “Ciò che la mente ci nasconde“, Vita, pag. 17-18.

In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
Download libro, formato A4, 95 pag. Pdf
Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.


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6 commenti su “L’attenzione continua sui limiti edifica e consolida l’identità [V16]”

  1. Sorge la parola “scardinare”. Quanto può essere intossicante la narrazione sui “limiti”. Limite è un modo dell’io di porre barriere, arginare la forza dell’effimero, e dietro quel limite edificare il proprio dominio spirituale. Limite è modo dell’io di sentirsi sicuro e protetto: in una via si avanza da limite a limite, lungo una linea “bonificata” da possibili attacchi dell’effimero.
    Essere aperti all’effimero è essere esposti alla non-più-sicurezza del limite.

  2. Quanto insidiosa sia la mente, tanto più è sofisticata, nel velare il Reale, lo conosciamo.
    Quanti comprendono che non è qualcosa che riguarda altri, ma è la sfida di ognuno.
    Giorni densi di impegni, questi, sul piano mentale e del fare.
    La stanchezza porta ad una certa confusione nel leggere i simboli di queste giornate.
    Lascio fluire, cercando di non soffermarmi sui giudizi, nella speranza che arrivi chiarezza e nell’intento di non arginare i fatti in una interpretazione che a nulla servirebbe.

  3. La leggerezza con cui affronto le giornate e alla quale sempre più cerco di dare spazio, la avverto come approccio unificante.

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