Non si può separare il sognatore dal sogno

Quando diciamo che una è l’intenzione della coscienza e un’altra può essere quella del’identità, diciamo una sciocchezza.
Distinguere la coscienza dal portatore di nome è come voler separare il sognatore dal sogno.

La scena in manifestazione, il sogno, è quella possibile al sognatore-coscienza in quel momento, in base a un dato aspetto del sentire coinvolto.
Per quanto il portatore di nome, l’immagine di sé, l’identità si incunei tra sognatore e sogno, non potrà cambiare la natura di quest’ultimo: il sogno è relativo al compreso/non compreso che è stato messo in gioco dal sognatore-coscienza.

Siamo un insieme inscindibile e quando mettiamo in atto scene relative, e magari deplorevoli, non possiamo appellarci ai limiti dell’identità, dobbiamo riconoscere aree di non compreso sottoposte a lavorazione o a verifica.

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7 commenti su “Non si può separare il sognatore dal sogno”

  1. Il rimandare la responsabilità all’identità di una certa azione percepita come negativa e alla coscienza un data azione percepita positiva è operazione della mente.
    È lei che separa e divide, in verità la manifestazione non può che essere unitaria, grazie.

  2. Ho avuto proprio un esempio di sogno voluto dalla coscienza, così come tu mi hai chiarito, con questo post.
    Quando continui a non volere capire, la coscienza usa anche il sogno, per metterti di fronte al non compreso.

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