Vivere in pienezza ogni stagione dell’esistenza [V5]

L’uomo teme, e quindi cerca di evitare, l’impatto con la vita che si svolge qui e adesso, e perciò vive il succedersi delle sue varie fasi in modo singolare: da giovane non vive consapevolmente il presente, momento dopo momento, ma si proietta su una sua futura maggior autonomia, pur privilegiando la fase giovanile rispetto a quella successiva.

Da adulto, pur privilegiando la fase che sta vivendo rispetto alle altre, posa uno sguardo timoroso sull’età decadente, perché sente – come dite voi – ‘il tempo sfuggirgli di mano’.

Per riassumere: il giovane non accoglie le sollecitazioni della vita per divenire consapevole di sé, perché vuole consumare la sua fase giovanile. Mentre l’uomo, che vive l’età matura, privilegia la propria fase e cerca di prolungarla; lui la reputa più stabile della gioventù, pur riempiendola di nostalgie e di tentativi per esorcizzare la vecchiaia.
E il vecchio dove si proietta per dire che la sua fase è quella preferenziale, dato che dopo lo aspetta soltanto la morte? Ed ecco il senso di un aldilà.

Quindi l’uomo non sa vivere il presente e non sa vedere la vita come un arco che si sviluppa nel tempo, all’interno del quale ogni fase è una ricchezza completa in sé; una ricchezza che parla di tutto ciò che c’è in quel momento e di tutto ciò che quel momento rappresenta, se lui guarda attorno a sé, con attenzione, agli individui che stanno vivendo una fase diversa dalla sua.

Stiamo dicendo che l’uomo si occlude al vivere consapevolmente in interconnessione con la ricchezza di tutti gli altri esseri, perché non capisce che coloro che ha intorno già gli parlano di che cosa possa offrire la vita a ognuno, come accadimento, nelle varie fasi che si susseguono. Questo vi spiega come l’uomo non riesca mai a godere di ogni porzione di vita, che è il presente, e quindi mai vive la vita.

La vita non è fatta di progetti, di scommesse e di mete evolutive.

Posare uno sguardo attento su ciò che è altro da sé significa non privilegiare il proprio spazio nel mondo, né quello dei propri cari, e anche smetterla di proiettarsi in un domani e in una ‘propria vita’ oltre la vita.
La vita scorre in voi – qui, oggi – e in tutto ciò che è intorno a voi, ma non è la ‘vostra’ vita.

Apritevi a questo, e allora il timore per gli imprevisti della vita e per il tempo che – oggi vi dite – ‘scappa via’ lascia il posto all’accoglienza anche per la vecchiaia di chi è intorno a voi, che vi sta mostrando una vita che non è più la gioiosa esaltazione del fisico e dei sensi, ma pacatezza, difficoltà e deformazione fisica.

Porre l’attenzione sullo scorrere della vita in ogni essere rende quell’invecchiare non più inaspettato e indigesto, ma una ricchezza completa in sé.

Fonte: La via della Conoscenza, “Ciò che la mente ci nasconde“, Vita, pag. 10

In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
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Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.


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8 commenti su “Vivere in pienezza ogni stagione dell’esistenza [V5]”

  1. “La vita scorre in voi – qui, oggi – e in tutto ciò che è intorno a voi, ma non è la ‘vostra’ vita”
    Queste parole suscitano grande commozione

  2. Non nego che forse, è solo da poco tempo che sento di vivere una vita piena. Tolte le ansie legate al voler affermare una identità incerta e precaria, ora posso vivere con quella pacatezza che bene descrivi. Una consapevolezza legata certo all’età, all0esprienza, ma anche alle consapevolezze acquisite nel corso degli anni, avendo a disposizione gli insegnamenti del Sentiero.

  3. Quando siamo arrivati all ‘ultima stagione della vita, arriviamo a comprendere che ogni fase è compiuta in sé e non c’è da guardare indietro o proiettarsi in avanti. Prima non abbiamo le comprensioni adeguate, che ci facciamo con l’esperienza.
    È già un grande dono comprendere questo nell’ultima stagione.

  4. a pensarci bene, ho sempre sostenuto che il corpo fosse l’unica cosa che ci appartiene, in realtà neanche quello! perché è solo un involucro diverso in dotazione per un susseguirsi di incarnazioni nella quale viaggia l’anima

  5. La vita scorre in noi ma non ci appartiene, ciò che possiamo fare è semplicemente onorarla e servila, senza la pretesa di voler aggiungere il possessivo “mio”.

    Ogni volta che aggiungiamo il possessivo “mio” in noi è già sorta la preoccupazione, il tentativo di “salvare la pelle”, perché probabilmente ci sentiamo insicuri e impauriti e non accettiamo insicurezza e paura come ciò-che-è, come ciò che dobbiamo vivere e attraversare.

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