Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La pienezza di ogni singola esperienza

Due brani tratti dal libro:  Conoscenza di sé, meditazione, contemplazione.
Più si scende nella profondità della natura dell’esistenza e dell’adesso che accade, più da quell’esperienza emerge un qualcosa di completamente nuovo, mai conosciuto prima, non comprensibile e non afferrabile con la mente.
Più l’atto contemplativo compenetra la persona e ciò che essa vive, più da quell’atto sorge l’esperienza di una pienezza, di una densità, di uno spessore, di una significanza che noi esprimiamo con il termine di pregnanza. Quando le menti pensano alla vita contemplativa paventano uno svuotamento di senso e di significato perché vedono nella scomparsa dell’eccitazione, del coinvolgimento, della identificazione, la perdita del succo dell’esistenza. Non riescono ad immaginare quello che può accadere il giorno in cui la persona non è più identificata con i suoi pensieri, le sue emozioni e le sue azioni.
Ed in effetti non è immaginabile: solo l’esperienza testimonia che nel momento in cui non c’è più identificazione, ciò che compare non è un vuoto ma un pieno, per tanti versi anche difficile da reggere per la persona stessa. (…)
E’ una esperienza che sorge tutte le volte che l’osservatore scompare e rimane solo il percettore pervaso di realtà. Potremmo anche dire che la pregnanza è il potere intimo insito in ciò che percepiamo, è il canto della vita che si manifesta in quella piccola situazione che stiamo osservando: è un volto della completezza della totalità che si manifesta lì, in quel piccolo accadere.
E’ un venire travolti dalla vita nel suo canto senza confine e senza limite.

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