L’unità non è tra noi e l’Assoluto, è Unità e basta

Vi propongo una riflessione sulla condizione unitaria d’essere: forse vi risulterà un po’ complessa e magari anche astratta, ma vi prego di meditarla accuratamente: meditandola oltre la mente, vi dischiuderà un mondo nuovo che non parla del conosciuto, ma di un possibile sentito.
Qui viene indagata un’esperienza interna alla natura di Colui-che-è, abbandonando ogni visione antropomorfica dell’Assoluto.

La Via del monaco è un cammino per coloro che si sentono pronti per affrontare in modo consapevole il processo di unificazione interiore.
Nella vita di ciascuno ci sono state, e ci sono, innumerevoli priorità: quando il processo di unificazione diviene una priorità anch’esso e può convivere con altre priorità quali la famiglia e il lavoro, allora la persona, il monaco, impara a distribuire le proprie forze, a privilegiare ciò che è essenziale, a mantenere lucido lo sguardo su quel che vive ora e su dove va.
L’unificazione interiore è quello stato in cui Essere e divenire convivono armoniosamente essendo il divenire consapevolmente vissuto come forma dell’Essere.
L’unificazione interiore permette la piena espressione della umanità e la sua totale trascendenza: completamente umani, completamente dimentichi di sé.
Imparare ad esprimere compiutamente la propria creatività incarnativa, il progetto esistenziale che la presente incarnazione comporta, ed essere pronti a perdere la propria centralità, la visione ego-centrica, la parzialità di giudizio, il sentirsi separati da ciò che ci circonda.
Come lo sguardo consapevole si sposta dal proprio ombelico alla realtà dei fatti, come ci dimentichiamo di noi, già sorge l’esperienza unitaria: la persona ego-centrata vede sé al centro dell’universo; il processo di unificazione ci relativizza e pone tutti gli esseri e tutti i fatti al centro, ed essi sono come fotogrammi, ciascuno prezioso in sé.
Nella visione ego-centrata noi siamo importanti; nell’unità tutto è importante.
L’identità vuol sapere, a questo punto, se anch’essa è importante: no, essa non è più importante.
Affinché l’identità sia importante, bisogna essere prigionieri della visione ego-centrata; se si è oltre questa, tutto è importante e sebbene sia chiaro che nel divenire tutto è impermanente ed illusorio, questo non comporta problema perché nell’unità è il fatto che risalta, e il processo è concepito come una sequenza di fatti, non come il laboratorio che deve produrre apprendimenti e comprensioni.
L’unificazione interiore cambia completamente lo sguardo sul reale: il Reale non è come il reale percepito dall’identità, è un’altra cosa: non scorre e non accade in funzione di sé, semplicemente È ad ogni istante, oltre la cognizione del tempo asservito a sé, del tempo utile, funzionale.
Noi passiamo dalla nostra centralità al regno di Ciò-che-è, di Colui-che-è.
Quando affermiamo che nell’unità si realizza l’Essere e il divenire, l’umano e la sua trascendenza, bisogna intendersi: non si è simultaneamente meschini e santi, si è oltre meschinità e santità, si risiede nello stato di Quel-che-è: essere in questo stato ci permette di dispiegare la creatività umana non condizionati dalla nozione di limite, pur avendo cognizione di essa, e di incontrare ogni aspetto del reale privi della zavorra e del velo della propria centralità.
Non un sistema solare con noi al centro, ma un micro – macro cosmo intimamente intelligente, pervaso di essenza divina, espressione dell’Assoluto, dove il centro non è nemmeno l’Assoluto, ma la sua contingente manifestazione nel presente: quel fatto che si presenta ai nostri sensi, al nostro pensare, al nostro sentire è il centro, un assoluto senza un prima e senza un dopo, senza tempo e senza uno scopo.
Un assoluto nel quale precipitiamo conoscendo, sperimentando l’unità dell’Essere completamente dimentichi di noi e di Dio stesso, oltre noi e oltre Dio, oltre ogni nozione e cognizione, ogni interpretazione ed ogni paradigma.
L’unità non è unità tra noi e l’Assoluto: è Unità e basta, e in essa non c’è noi, né Assoluto.
La nostra umanità è un fatto; l’Assoluto Essere è un fatto: entrambi trovano sintesi nell’esperienza unitaria del Quel-che-è, del Ciò-che-è, del Colui-che-è.
Il Colui-che-è sembra rimandare ad una dimensione personale, e quindi appare una espressione limitata e parziale: non è così.
L’espressione Colui-che-è vuole esprimere l’Essere cosciente ed intelligente, ovvero parte di uno stato non casuale: un cristallo è un Essere intelligente, una pianta, un animale, un umano lo sono. Alla sguardo unitario tutto si presenta come “intelligente”, unico, portatore di Sé, espressione dunque di un principio unico e originario.
Le espressioni Quel-che-è e Ciò-che-è rimandano a qualcosa di neutrale, ai fatti colti nella loro infinita profondità ed estensione.
Insisto: l’esperienza dell’unità libera da ogni condizionamento filosofico ed affettivo, conduce direttamente oltre tutto quello che l’umano ha immaginato del rapporto con Dio e in Dio: l’essere interni alla natura di una dimensione non antropomorfa non lascia spazio a coloriture, ma immerge nell’esperienza vivida:
– dell’Essere esistente, vitale, intelligente, presente;
– del Senso compiuto di ogni stato; nulla manca, nulla va cercato, nulla accadrà perché ogni cosa accade ed è perfetta nel suo essere;
– dell’Unico Reale; ogni singolo fatto è Unico e Reale e quella Unicità e Realtà non ha possibilità di essere compresa cognitivamente, né di essere colorata affettivamente: è un dato di sentire, è un fatto nel sentire, l’Assoluto viene sentito Infinita Essenza presente.


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11 commenti su “L’unità non è tra noi e l’Assoluto, è Unità e basta

  1. Letto e commentato stamattina presto ma ora, alle 14,23, non lo vedo. Con lo smartphone mi capita a volte.
    Ora non tornano le parole ma è stato un buon inizio di giornata.
    Grazie!

  2. Tutto molto chiaro grazie, l’ho letto e riletto e lo rileggerò ancora, meditandolo e cercando di osservare corrispondenze nel quotidiano.
    Anche se non è con la mente che si può interiorizzare, la ripetizione di quelli che in parte possono essere solo concetti non ancora scesi nel compreso, rappresenta, mi sembra, un seme che con le dovute cure prima o poi germoglierà.
    Grazie.

  3. letto e riletto… quando ci dimentichiamo di noi, accoglienza incondizionata ,sorge l’esperienza unitaria e si dischiude nella contemplazione!

  4. Da rileggere e far sedimentare. Quel che mi colpisce ora e mi dà pace, è che niente è dato al caso. Se solo riuscissimo a non mettere il nostro mentale, potremmo osservare ogni fatto con fiducia e neutralità. Ce n’è di lavoro.

  5. Denso di tanti aspetti!
    Concetti profondissimi o altissimi.. che mi sembrano veri, che sono sentiti veri da una qualche parte di me.
    Solo per un attimo sperimentato (e mai dimenticato) il “Senso compiuto di ogni stato; nulla manca, nulla va cercato, nulla accadrà perché ogni cosa accade ed è perfetta nel suo essere..”.

  6. ((Non finirò mai di stupirmi dell’elasticità mentale di Roberto e di come riesca ad esprimere il suo Sentire)). Letto ma ho bisogno di rileggerlo. Alcune cose le sento, per altre mio corre del tempo per farle sedimentare. Grazie!!

  7. “..Del Senso compiuto di ogni stato; nulla manca, nulla va cercato, nulla accadrà perché ogni cosa accade ed è perfetta nel suo essere”. Nonostante la profondità di quanto descritto avverto leggerezza come quella che deriva dal sentirsi portati oltre le nostre resistenze. È la goccia che scorre nell’alveo del fiume; L’invito a togliere gli ostacoli (ma anche quelli sono necessari) a predisporci a perdere la nostra centralità. grazie

  8. Post decisamente da leggere, rileggere e lasciare depositare nell’interiore, ringraziando se si giunge a sperimentare questa Unità e accettando anche il fatto che si possa non raggiungere. Grazie.

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