Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Patologicamente avvezzi alla disputa ideologica

La discussione sui vaccini, il bimbo morto per una otite e curato con l’omeopatia sono solo due degli ultimi casi in cui il carattere di un popolo purtroppo emerge nella sua incapacità di guardare i fatti con equilibrio, con il sufficiente distacco emotivo, con la capacità di valutare e ponderare le tesi e i fattori complessi in campo.
Tutto diventa elemento di un contendere, di una sfida, di una lotta tra il bene e il male, tra la ragione ultima e il torto ultimo.
Il nostro ambiente non è immune da questo e come nel pensiero convenzionale si usano ad arte i fatti per piegarli ai propri scopi, così nel nostro tende a risorgere l’ottica della vittima e del complotto.
Il pensiero convenzionale approfitta del bimbo morto per otite per rinnovare il suo attacco all’omeopatia: non al medico curante o alla famiglia, eventualmente, all’omeopatia.
Si passa, con estrema leggerezza, dal dovere del discernimento e dell’analisi dei fatti e delle responsabilità specifiche, alla tesi ideologica disponendosi alla sempiterna lotta contro il nemico.
Sul campo avverso, si reagisce all’attacco preparandosi a difendere, con altrettanta fede, l’omeopatia, senza, anche qui, mettere ben in chiaro le responsabilità insite e proprie nel singolo fatto e senza avere fino in fondo chiaro che ogni approccio terapeutico è limitato e parziale e di ciascuno vanno colti, lucidamente e senza illusioni, i limiti e le potenzialità.
Scendendo dal campo di battaglia si possono vedere i limiti macroscopici della medicina convenzionale come di quella omeopatica, sottolineo macroscopici, e si può cominciare a considerare, con gli occhi non velati dalla ideologia, quando e come l’una o l’altra sono funzionali al mantenimento della salute in noi e nei nostri figli.
Questa lotta tra fazioni la si vede in modo scomposto e privo di ogni dignità in ambito politico: si discute della legge elettorale, o dei problemi del paese come tra tifoserie avverse.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ma dovremmo avere il pudore di non addebitarne la responsabilità ai nostri politici in quanto noi siamo esattamente come loro e lo dimostriamo non appena qualcosa ci coinvolge.


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  1. E’ indubbiamente così…

  2. Molto chiaro, grazie

  3. Se sono identificato con una certa ideologia le mie risposte non possono che essere precostituite. L’importante è accorgersene quando ci si cade.

  4. Grazie Roberto, mi rendo conto come sia facile cadere nella trappola del “tifoso”, lasciarsi coinvolgere emotivamente…
    Lunga per me è la strada per la disidentificazione.
    Grazie.

  5. E’ così..

  6. Essendo loro molto in vista, quando cadono si sa: quando cadiamo noi non lo sa nessuno.
    Siamo migliori? Solo dopo un lungo tirocinio possiamo azzardarci a dire: “Io quella cosa lì no, non la faccio..”
    Solo dopo un lungo tirocinio, prima ci conviene stare bassi..

  7. La tentazione è quella di seguire la mente che dice:” siamo come loro ma un po’ meglio”

  8. Sicuramente fa parte del processo evolutivo ma questo non significa che bisogna rimanere inchiodati lì..

  9. Constatazione delle nostre identificazioni. Nostro necessario processo evolutivo?
    Grazie

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