Amare non è una esperienza fondata sul sentimento

Vangelo di Tommaso. Gesù disse: «Ama il tuo fratello come la tua anima. Custodiscilo come la pupilla del tuo occhio».
Paralleli con i sinottici a fondo pagina.
Ama il tuo fratello come la tua anima: nel Sentiero non parliamo di anima ma di coscienza e consideriamo che essa sia la sorgente di tutto ciò che viviamo.
La coscienza crea noi e la realtà, i vari gradi di sentire che la compongono e contraddistinguono altro non sono che aspetti del sentire assoluto.
Dunque la coscienza, nella illusoria frammentazione dell’Uno, non è che aspetto di Esso.
Amare l’anima non è una pratica che coinvolga il sentimento: è comprendere la sua natura e con questa, la natura dell’Assoluto.
Amare non è provare qualcosa affettivamente: è abbracciare nella comprensione l’incomprensibile alla ragione.
La sostanza dell’amore è l’unione, il superamento della frattura tra io e tu, tra umano e Divino: nell’amore non esiste differenziazione, il due si è fatto uno.
Amare l’anima è comprendere appieno questo, è sperimentarlo, è essere questo.
L’altro, a questo livello, non è altro da noi, è l’Indifferenziato Uno che supera la nozione stessa di me e di altro da me.
Se l’umano risiede nell’amore, questo copre e unifica le soggettività altrimenti frammentate nella illusione del divenire.
L’errore più grande è di associare l’esperienza dell’amore a quella dell’affetto: è così fuorviante questa associazione che ci impedisce di vedere il reale: l’amore umano, tra persona e persona è anche e, spesso, esperienza affettiva, ovvero colorata dal corpo astrale e in esso radicata; l’amore che ci attraversa come risultante del sentire unitario conseguito per comprensione e per dono, riverbera nei nostri corpi e nella nostra consapevolezza ed è cosa di altra e radicale differente natura, ha il suo epicentro nel corpo della coscienza, non in quello astrale, è esperienza di fusione di sentire, non di fusione emozionale ed affettiva.
Prima ci libereremo della limitata rappresentazione dell’amore affettivo, prima acquisiremo gli alfabeti per vivere ed interpretare l’amore unitario che sorge dalla comprensione di ciò che è: comprendere l’amore significa avere in sé il contenitore per accoglierlo, per riceverlo, per contenerlo, per lasciarsene attraversare.
Chi comprende l’amore, è l’amore che lo attraversa come sentire, come cognizione, come affetto, come esperienza ed azione.
Amare la propria anima è dunque fare esperienza di quell’amore, di quell’unità attraverso ciascuno dei propri corpi e nell’insieme di essi con l’epicentro nel corpo della coscienza che, per sua natura, integra i vari corpi e li trascende: dunque l’amore unitario non è esperienza concettuale, pur essendola; non è esperienza affettiva, pur essendola; non è esperienza sensoriale e fisica, pur essendola.
Fino a quando l’amore avrà una connotazione affettiva, saremo in presenza di un suo condizionamento, di una sua riduzione soggettiva: l’amore non è il mio amore, è semplicemente l’amore che mi costituisce, che mi genera, che mi attraversa e mentre costituisce, genera, attraversa mi rende trasparente, mi conduce a scomparsa e, alla fine, io non ci sono più e c’è solo l’amore.
L’amore della propria anima è possibile quando esiste solo la nostra anima e noi, come soggetto che si interpreta da essa separato, siamo scomparsi: l’amore unitario e reale, l’unico reale, accade quando dalla relazione si passa alla fusione. Nella relazione esistono due soggetti che, tutt’al più, possono dare luogo ad una relazione affettiva; nella fusione, scompaiono i soggetti e c’è l’amore reale, l’Unica Realtà.
Amare il fratello come la tua anima significa viverlo sul piano del sentire, là dove io e tu non conoscono separazione, non sono due: solo ciò che è esiste e questo non conosce il due.
Custodiscilo come la pupilla del tuo occhio: se l’altro è vissuto nell’unità dell’Essere, non potremo che custodirlo con la stessa attenzione con cui custodiremmo il nostro occhio non essendovi differenza tra il mio e il suo, essendo una unità inscindibile e non diversamente concepibile.
Custodirlo, evoca un mondo: la compassione custodisce, ovvero provvede, si prende cura, libera e genera autonomia; sa quando servire e quando ritrarsi, quando provvedere e quando negare; quando essere a fianco e quando scomparire.
Custodire le proprie vite, custodire l’altro, custodire l’unità d’esistere: temi sconfinati, ci torneremo. OE28.5


Riferimenti:
Mt 22,36-40 36 «Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». 37 Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38 Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. 39 E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. 40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Mc 12,28-31 28 Allora si accostò uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e, visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29 Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; 30 amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31 E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».
Lc 10,25-28 25 Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». 26 Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». 27 Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». 28 E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
1G 2,10 10 Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v’è in lui occasione di inciampo.


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4 commenti su “Amare non è una esperienza fondata sul sentimento”

  1. “…La sostanza dell’Amore è l’Unione”, il superamento della frattura tra io e tu…”
    Credo che l’Unione possa essere sperimentata se l’identificazione non prende il sopravvento, se l’ingombro di sè cede il passo al sentire, se si risiede nello stare…
    Personalmente, credo di avere molta necessità di allenarmi al ritorno a zero, alla resa, al mollare il controllo, al silenzio, alla fede/fiducia…dal momento che, in me, l’attitudine verso il CUSTODIRE è spesso in compagnia di reazioni mentali automatiche di giudizio, paura, rabbia….di separazione, dunque….

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  2. Fino a pochi anni fa conoscevo solo l amore duale basato sull’affetto. Oggi non credo ci sia piena comprensione ma sicuramente c è uno sguardo più profondo, decisamente più completo.
    Grazie anche a Roberta per gli spunti del suo sincero commento.

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  3. Mi rendo conto che faccio fatica a comprendere fino in fondo qual’è il senso vero dell’amore ed è un tema su cui rifletto proprio in questi giorni. Per me si declina in compassione, accoglienza, mancanza di giudizio, ma è sempre così? E se questo mia modalità per alcune tipologie di persone può rislutare non utile, se non addirittra dannoso? Non è nuovo questo tema per me, devo approfondirlo e capire perchè la vita mi fa incontrare spesso con persone che mettono in crisi il mio modo di pormi in relazione.

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  4. Grazie per queste considerazioni sull’amore. Fin da quando ero molto giovane l’uso comune della parola amore mi appariva superficiale e fuorviante e ho sempre mantenuto una certa distanza rispetto a discorsi o citazioni su di esso. Molto spesso o forse potrei dire quasi sempre se ne parla in maniera duale, quale amore contrapposto all’odio o amore come azione che qualcuno fa nei confronti di qualcun’altro.
    Questo fatto mi ha creato disagio in passato, poiché mi sentivo “incapace d’amare”. Ora non potrei più usare una simile espressione, so che l’amore permea ogni cosa e che nel momento in cui si dice “io” non si può più usare il verbo amare. L’uomo si lascia attraversare dall’amore in diversa misura, relativamente alla maturità del proprio sentire e il modo in cui viene manifestato all’esterno non necessariamente si veste di gentilezza.
    Tornando al brano citato, mi colpisce molto il termine “custodire”, e queste tue parole mi risuonano profondamente:
    “la compassione custodisce, ovvero provvede, si prende cura, libera e genera autonomia; sa quando servire e quando ritrarsi, quando provvedere e quando negare; quando essere a fianco e quando scomparire”.

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