Non il duale, né il tempo impediscono la vita nel sentire

Ieri, in una lunga conversazione “camminata”, un fratello nel Sentiero mi raccontava di una sua esperienza nel sentire, sotto la guida del sentire.
Guida certa, inconfutabile e inconfondibile, dove la parola diviene la Parola e il gesto, il Gesto.
Sono stati transitori? Si, all’inizio.
L’ampliamento del sentire è un processo irreversibile e per quanto possa essere condizionato dal non compreso, quando una porta si è aperta in modo eclatante, non si richiuderà.
Questo è accaduto al nostro fratello e a diversi altri nel Sentiero: questa è anche la prova che non stiamo discutendo di filosofie, stiamo sperimentando la vita nelle sue molteplici possibilità che si dischiudono man mano che noi cambiamo nel compreso.
Esiste chi afferma che, fin quando siamo immersi nel duale e nel tempo, la vita unitaria non è possibile, o lo è in maniera residuale.
Non condivido e ritengo che dietro questa affermazione vi sia una non comprensione della natura del duale e della vita nel sentire.
Il duale è una proiezione della coscienza, la vita è sentire unitario che genera le scene del divenire come specchio su cui scorrono i molteplici gradi della consapevolezza umana, delle comprensioni, del sentire stesso.
Il sentire unitario che non diviene (sentire assoluto), è la matrice che genera l’illusione del sentire relativo che diviene (coscienza individuale) e da questo sorgono i fotogrammi del tempo e del divenire.
L’umano, come tutto l’esistente, è sentire unitario e, simultaneamente, illusione di sentire relativo colto in successione, dunque nel tempo del cambiare, dell’imparare, del comprendere.
Chi ha accesso sostanzioso al sentire, sa che affermo il vero: il film del divenire scorre e con esso la natura del duale, ma la consapevolezza frutto del sentire maturo rimane saldamente ancorata all’unità che mai diviene, all’Essere che è.
Tante volte ho espresso con metafore questa esperienza: un occhio è sul sentire unitario, l’altro sul divenire, la sintesi avviene nell’interiore, simultaneamente le due condizioni d’esistere convivono fino a quando, e se, l’identificazione non prende il sopravvento.
L’identificazione è una focalizzazione evidentemente necessaria per mettere a fuoco un apprendimento in itinere: non è il male, è la lente di ingrandimento.
La persona che è espressione di un sentire maturo vede oscillare la consapevolezza tra lo sterminato orizzonte unitario e queste focalizzazioni transitorie. Questo accade ad ogni umano, qualsiasi sia il grado di maturità del suo sentire, ma diviene processo consapevole nella stagione del sentire maturo.
Quando il campo base è ad una certa altitudine e lo sguardo sul mondo è ampiamente unitario, singole puntate su di un particolare sono fisiologiche perché non esiste umano perfetto, altrimenti sarebbe Dio: il fatto che l’umano possieda sempre e comunque un sentire relativo, non significa che non possa avere accesso feriale al sentire unitario, e non sarà una focalizzazione transitoria a precluderglielo.
Non solo: nel mentre avanza una certa esperienza limitata e fondata su vari gradi di identificazione, la coscienza/consapevolezza della condizione unitaria mai viene meno; la persona vede scorrere l’identificazione e sente la trama unitaria che la sostiene.
Questo è possibile perché si è dissolto il velo della conoscenza/consapevolezza/comprensione del reale: ciò che è sempre stato, ora è accessibile all’esperienza diretta ed ordinaria, feriale e quotidiana, e non è il residuo cammino di apprendimento, con le inevitabili identificazioni, che può oscurare ciò che è.
La quota del campo base può solo aumentare. OE26.5


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4 commenti su “Non il duale, né il tempo impediscono la vita nel sentire”

  1. Poichè nel divenire siamo emanazione dell’Uno, l’unità è il nostro imprinting. Questa “consapevolezza inconscia” non ci abbandona mai e quando diventa consapevolezza
    cosciente, quando il nostro sentire si è ampliato, ecco che possiamo sperimentare momenti di unità anche nella rappresentazione duale.

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  2. In questi ultimi tempi noto maggiormente nei post, l’aspetto rasserenante,amorevole e fiducioso.
    ” il fatto che l’umano possieda sempre e comunque un sentire relativo, non significa che non possa avere accesso feriale al sentire unitario, e non sarà una focalizzazione transitoria a precluderglielo.” Questa frase ad esempio, oltre ad un generale senso di equità, richiama all’ affidarsi alla vita. Grazie

    Rispondi

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