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ll mito della democrazia diretta

A leggere il fondo del Blog di Grillo di oggi c’è da riflettere, la fragilità di alcuni aspetti dell’analisi, la forza di altri pienamente condivisibili, mostra il cammino di quel movimento a cui molti guardano, compreso chi scrive.
Non è questo lo spazio per un’analisi approfondita, qui mi interessa affrontare la questione della democrazia diretta e della nozione di popolo.
Chiedere al popolo dunque, dicono i sostenitori della democrazia diretta espressa attraverso lo strumento referendario.
Cosa non mi convince? Che si consideri uno strumento di democrazia diretta il referendum, un quesito con due sole risposte possibili: non vedo cosa centri con la democrazia diretta, semmai centra con il paradosso e la caricatura di essa: ti considero un microcefalo e dunque ti pongo una sola domanda e mi devi rispondere “si” oppure “no”.
Ho un’altra idea di democrazia diretta, quella che scaturisce dalla partecipazione dei cittadini alla discussione, elaborazione, proposta delle soluzioni ai problemi che man mano si presentano in una società complessa.
Questa partecipazione dei cittadini richiede una rete capillare di sedi di confronto e una organizzazione tale da poter far confluire efficacemente e rapidamente i dati all’organismo legislativo che svolga la sua funzione a partire da essi.
L’istituto del referendum e la consultazione online del Movimento 5 Stelle sono prese in giro, il fantasma della democrazia diretta.
Un potere centrale chiede un’opinione, una minoranza più o meno esigua la dà e tutto finisce lì: assolto il rito, a volte si tiene conto della “volontà popolare”, altre meno, a seconda delle convenienze del committente.
Ma l’opinione espressa dal “popolo” era riflettuta, maturata, sedimentata, fondata sulla conoscenza dei dati e dei processi; o era umorale, manipolata, condizionata dalla paura, venata da un ribellismo, punitiva nei confronti di qualcuno?
La volontà del popolo è sacra? Una vera fesseria. E chi è il popolo, da cosa è formata la sua opinione, il suo punto di vista, il suo umore, il suo sentire?
Il popolo è una pura astrazione, utile e comoda agli sciamani di turno.
In assenza delle strutture e della micro rete organizzativa e di confronto necessaria alla pratica della democrazia diretta, questa diventa solo una foglia di fico, l’ennesima manipolazione di un popolo, e di una volontà popolare che sono pura astrazione risultante da mille manipolazioni.
La formazione di un’opinione non influenzata dalla emozioni, dai pregiudizi, dalle contingenze è già un grosso problema a livello individuale, diviene un’impresa titanica quando è obbiettivo collettivo, a meno che non si disponga della rete democratica diffusa di cui parlavo.
Non mi convince dunque questa finzione democratica del referendum e tanto meno l’idea che la rete possa essere strumento efficace di democrazia:
– il confronto è democratico, la condivisione dei vissuti e dei punti di vista lo sono;
– il darsi tempo per riflettere, il concedersi la possibilità di vedersi, guardarsi negli occhi, ascoltarsi, darsi, attendere, tacere, fare un passo indietro, questo crea le fondamenta della relazione e quindi di una decisione sana, ponderata, che sia la risultante dei tanti sentire, espressione del punto di mediazione e di sintesi più alto.
Chiami democrazia diretta il chiedermi un si o un no? Il tempo di un click con il mouse? E mi consideri anche sovrano?


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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