Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Il limite della comunicazione cognitiva

Mi è accaduto più volte, nella mia attività, di trovarmi nella situazione in cui i miei interlocutori si sono eccessivamente focalizzati sulla dimensione cognitiva della nostra relazione, o di una questione in ballo, ed io sempre ho reagito dicendo che non era quella la via e, in seguito, mi sono ritratto dal confronto.
Questo mio comportamento ha provocato sconcerto nei miei interlocutori e, non di rado, è stato motivo di allontanamento.
Mi risulta insopportabile la predominanza della mente nella relazione: mi sento prigioniero in una stanza chiusa e e senz’aria con l’altro che parla e parla attorcigliandosi nei suoi pensieri.
Reagisco con un primo segnale d’allarme e poi con il ritrarmi: non ho la pretesa che la mia reazione sia la migliore, è quella possibile a me quando di mezzo c’è il mio equilibrio interiore. Poche cose, come l’eccesso di mente di un ambiente vibratorio, mi alienano da me.
Non accetto di vivere separato, diviso, frammentato: c’è un centro istintivo in me, chiaro in Human Design, che grida pericolo e attiva le contromisure del caso.
Voi stareste per ore a respirare i gas di scarico di un camion? Per me, la mente in eccesso è come il tubo di scarico di un camion.
Più volte ho riflettuto sulla comunicazione nel web e in questo nostro sito, adesso non voglio tornare su questo, voglio parlare di un problema grave del nostro tempo: le persone parlano poco, si incontrano poco, costruiscono poco comunità.
Nel post di stamattina parlavo della democrazia diretta fasulla: costruire vera democrazia significa realizzare effettiva relazione.
C’è relazione effettiva quando l’insieme di quel che mi attraversa ti giunge, e quando a me giunge l’insieme di ciò che sei in questo momento: non di ciò che sei secondo me, di ciò che porti nella relazione in questo momento.
Cosa porti tu, cosa porto io? Il compreso e il non compreso; le sensazioni, le emozioni, i pensieri più o meno organizzati, una visione del mondo, delle aspirazioni, dei bisogni, delle paure radicate e altre solo presunte.
Quanto è vasto il mondo di entrambi? Possiamo comunicarcelo attraverso il web? Non credo.
Il web veicola primariamente ed inevitabilmente la sfera cognitiva di ciascuno, e realizza la stessa parzialità di fruizione e di esperienza che si verifica, ad esempio, quando si fruisce della musica mediata elettronicamente (registrata, via web, radio, ecc.): esperienza molto diversa dall’assistere ad un concerto in presenza.
Ora, il nostro futuro ci vedrà sempre più connessi via web, come realizzerà una interdipendenza economica, sociale, culturale, politica su scala planetaria: se non vogliamo perderci, dobbiamo  mettere al centro le relazioni e il pieno dispiegamento di esse.
Lo ribadisco: essere in relazione è comunicare su molteplici piani il proprio respiro d’esistere e d’essere.
Consapevoli di questo possiamo andare incontro all’altro senza il timore di perderci, di essere fagocitati, o strumentalizzati e il web, e l’interdipendenza planetaria, diverranno solo potenzialità da esplorare.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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  1. Grazie Roby, e scusa per le scorpacciate di mente che ti ho fatto fare…:-)… anche se, pur sentendomi definire (e sentendomi io stessa) come una persona con predominanza mentale, quando sono con te mi pare di riuscire a mettere da parte questo aspetto di me e far affiorare altro.

  2. Condivido! Quando saremo vecchi diremo: “Ho avuta paura di esserci e adesso la vita quella possibilità non me la offre più!”

  3. Quello che mi manca di più è proprio la relazione, molte volte da me temuta perché spesso faticosa. La fatica di far tacere il raglio che ti svela per quel che anche sei e che ti espone al rischio della non accettazione. Rischio? Non accettazione? Al diavolo

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