Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La stagione del mito e quella della coscienza

Si insegnano i fondamentali etici e morali ai bambini attraverso le fiabe.
Si insegnano le stesse cose e la via incontro a se stessi agli adulti, attraverso i miti.
Entrambi gli approcci vengono generati all’interno degli archetipi transitori, grazie alle figure, ai ruoli, ai processi di cui essi sono portatori.
Non c’è archetipo transitorio che non tragga la propria origine da uno o più archetipi permanenti.
Mentre gli archetipi transitori nascono e tramontano nel tempo, gli archetipi permanenti sono stabili e non condizionati dal divenire.
L’archetipo permanente dell’amore così è sempre stato e così sempre sarà; mutano invece gli archetipi transitori che da quello dell’amore derivano a seconda delle latitudini, delle epoche, delle culture.
Le menti e le identità sono informate, plasmate e strutturate dagli archetipi transitori e quindi dalle fiabe e dai miti.
Le coscienze sono sotto il diretto influsso degli archetipi permanenti, primo tra tutti quello dell’amore, e da questi sono condotte e guidate nelle esperienze che realizzano nel tempo e nello spazio attraverso le identità che da esse sono generate.
L’umano dominato dall’identificazione con i suoi processi, è raggiunto dalla fascinazione e dall’insegnamento delle fiabe e dei miti; l’umano che ha superato l’identificazione inconsapevole, sente consapevolmente operare su di sé in maniera diretta ed inequivocabile l’influsso e l’azione degli archetipi permanenti.
Questo umano non impara più attraverso le fiabe e i miti, ma impara in virtù della sua esposizione alla sorgente.

Immagine da http://goo.gl/Dujszf


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