Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Sulla felicità

Non uso quasi mai questa parola, per pudore, perché è abusata, perché non la amo associata al cammino interiore e alla sua complessità, perché il mio compito, come dicevo in un altro post, non è trastullarvi ma togliervi ogni giocattolo.
Conosco la felicità? Certamente, è compagna del quotidiano.
Come si manifesta? Nel gioco, nella propensione a giocare senza fine, essenzialmente.
Dove origina? Nell’irrilevanza di me.
Là, dove io non sono più, sorge prepotente l’esperienza della gioia che lievita in felicità.
Là dove io non sono più: se pensate che la felicità sia esperienza personale, esperienza di sé, sbagliate di grosso.
Là dove noi non siamo più, emerge qualcosa d’altro che attraversa i corpi e che riverbera come esperienza che chiamiamo felicità.
Solo e quando noi non siamo più.
Che l’umano chiami felicità altre cose, quelle derivanti dall’esserci, dal possesso, dagli appagamenti dei bisogni, è affar suo.
Alla fine di tutti i presunti appagamenti, quando infine siamo giunti nella radice dell’essere e in quella radice siamo scomparsi come soggetto, lì sorge l’esperienza delle gioia e della felicità.
Nella radice dell’essere, quando il soggetto è scomparso.
Non noi siamo felici ma l’esperienza della felicità.
Non conosco felicità più grande di quella che mi è data sperimentare quando non c’è più la consapevolezza di me come soggetto ed esiste solo la vita che canta se stessa.


Newsletter “Il Sentiero del mese”

 

Print Friendly
  1. Quello che dici mi fa pensare anche all’esperienza della libertà,
    che credo preceda l’esperienza della felicità!?

  2. Penso che ciascuno di noi abbia certamente provato la felicità del possedere, dall’essere appagato, riconosciuto ecc ecc e altrettanto abbia certamente provato quanto questa sia effimera e così ancora quanto sia grosso il rischio di dipendenza da questo tipo di “felicità”, persone che nella loro normale quotidianità si affannano a cercarla, poi loro malgrado la perdono (spesso perchè si abituano) e allora cercano qualcos’altro per ritrovarla, una spirale che rischia di girare senza sosta…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *