Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Ancora sulla profondità del presente

Qual’è la differenza tra il capire e il comprendere?
E’ la stessa che c’è tra vita “ordinaria” e vita “contemplativa”?
La vita ordinaria è la vita condizionata dall’ego, dalla mente; è la vita che l’uomo vive comunemente fino a quando i suoi occhi non si aprono sulla realtà: è la vita nel mondo del capire.
La vita contemplativa è lo sguardo senza veli, ai tuoi occhi si manifesta una dimensione della realtà fatta di pregnanza, di senso, di non condizionata vastità: è la vita della comprensione.
Il capire si genera all’interno delle esperienze; le esperienze danno luogo a comprensioni di vario grado.
La vita contemplativa è illuminata dallo sguardo lucido sulle esperienze, sul capire che ne consegue e sulle comprensioni che ne germogliano: lo sguardo contemplativo coglie l’intero processo, non si limita al particolare, colloca l’evento nell’insieme.
Quel piccolo gesto, quel cane che trotterella davanti a te nella passeggiata, quell’odore che sorge dalla pentola, quella luce nel silenzio imperturbabile della sera sono esperienze del sentire, esperienze che derivano dalla comprensione che ti costituisce e che si manifesta in te in quel modo: il sentire di coscienza è ciò che è stato compreso.
Il sentire di coscienza che ti costituisce, quindi la comprensione che sostiene la tua esperienza, rende quel gesto, quel fatto, quella relazione esperienze assolutamente personali e soggettive, oltre che uniche e irripetibili.
C’è un mondo interiore che il contemplante esprime solo con un silenzio.

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