Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Sesso, abitudini, comprensioni

Dice la nostra amica in merito alla discussione sul sesso: Ogni istinto, compreso quello sessuale, se lo ascolto è un languore in una zona del corpo. E se non lo alimento con fantasie a volte è solo una piccola tensione. A volte invece è un energia che nasce già molto intensa. Come si trasformano queste energie? La trasformazione, è un processo che avviene dopo aver sperimentato ancora e ancora la presenza di questi impulsi?
Mettiamo un punto fermo: ognuno ha quel che gli serve.
Gli serve a cosa? A fare esperienza, a divenire consapevole e, infine, a comprendere.
Ne consegue che non c’è il problema di trasformare delle energie, a meno che non le si avverta come limitanti.
Se in una certa focalizzazione, in un certo stato, a contato con certe forze ci troviamo a nostro agio e ci risultano necessarie, perché dovremmo trasformarle?
Se quelle frequentazioni cominciano a starci strette, o si svuotano di senso, allora vuol dire che delle comprensioni sono avvenute, il nostro sentire è cambiato e di conseguenza cambia anche la struttura energetica e il bussare delle forze.
Il problema della trasformazione delle energie si presenta quando una comprensione è avvenuta, ma l’identità ancora indugia sul vecchio: solo in questa condizione è necessario operare per uniformare identità a coscienza.
Quando la persona ha, vive quel che gli è necessario e non c’è conflitto, non è necessario forzare niente, anzi, dovremmo assecondare il flusso delle esperienze perché è solo attraverso queste che sviluppiamo consapevolezza, comprendiamo e possiamo, semmai ci necessiti, passare allo step successivo.
Se invece la persona vede inaridirsi un’esperienza, o svuotarsi di senso ma continua a perseverare in quella pratica perché deve, perché vuole, perché ritiene di averne bisogno, perché l’altro ne ha bisogno, allora il conflitto tra ciò che è compreso e ciò che ci trasciniamo dietro, è evidente e possiamo cominciare  a lavorare su una nuova collocazione delle forze e del loro utilizzo.
Poi sta alla persona discernere perché quella cosa si è svuotata di senso, non è detto che dietro ci sia una comprensione avvenuta, potrebbe anche esserci una cristallizzazione. Cioè la persona potrebbe stare semplicemente girando in tondo in balia della frustrazione.


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  1. Robi è evidente che nel cammino che facciamo non ci sono (e non ci possono essere) soluzioni, modi di fare, di pensare…insomma non ci sono ricette standardizzabili, non ci sono il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, ma davvero a ciascuno è dato il lavoro secondo il proprio compreso. Penso che la sola indicazione passabile sia quella di invitare a sentire in profondità ciò che si muove, di non apporre giudizio e in base a quello trovare l’onestà e spesso il coraggio per vederlo, conoscerlo ed eventualmente cercare di farci qualcosa!

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