Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La condizione del risiedere

Vi propongo questa comunicazione di Soggetto invitandovi a leggerla e rileggerla perché contiene in sé molti spunti di riflessione ed apre lo sguardo sulla profondità dell’accadere.
Sono temi che abbiamo approfondito tante volte ma su cui non bisogna mai stancarsi di indagare perché la realtà è nascosta nelle pieghe del banale, di ciò che la mente considera banale. L’apparente contiene in sé il significante.
Il linguaggio di Soggetto non è dei più scorrevoli, per facilitare la lettura ho evidenziato le parti più rilevanti.
Il testo evidenziato
Il testo originale

Noi però oggi stiamo parlando di un percepirsi pacati e quindi placati interiormente, cioè di un’immobilità, pur dentro la variabilità dei pensieri, delle emozioni ed anche degli atteggiamenti o dei comportamenti. Ed è proprio così: dentro la variabilità della globalità umana c’è uno stato immobile. L’incontro col mondo misterioso in sé porta a scoprire che ognuno è già altro rispetto a quello che oggi pensa di essere, poiché diventa possibile scoprire dentro di sé la radice di tutto. C’è un punto dal quale si assiste a ciò che accade interiormente, e quindi lo scorrere dei pensieri o l’accendersi delle emozioni, senza legarsi a ciò che scorre, ma assistendo semplicemente a quegli stati da cui si viene attraversati e vedendoli nel loro essere disconnessi. C’è un punto dal quale è possibile osservare, senza trascinarseli dietro, i fatti che nascono e muoiono, oppure pensieri ed emozioni visti come fatti. In quel punto ha sede il riconoscimento che tutti i fatti interni o esterni, visti in sé, nascono e muoiono, cioè si frantumano, mutano e poi lasciano il campo.

La sezione del sito dedicata alla via della Conoscenza


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