Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La fine del divenire

Una spinta lunga una vita si è esaurita e quel suo essere espressione di forze creative e formative ha trovato il suo sbocco naturale nello stare, nell’essere.
La spinta ad amare è divenuta amore minuto e feriale.
La spinta a donare si è fatta comprensione che più della vita ordinaria consapevole e unitaria non si può mettere a disposizione.
Non è mai stata nostra la pretesa di essere particolarmente utili al prossimo, ma abbiamo vissuto sotto la pressione del dono.
Cos’è? Non la volontà di donare, la consapevolezza che attraverso di noi poteva accadere, e accadeva, qualcosa che sarebbe stato funzionale al cammino interiore di qualcuno. La spinta a mettere a disposizione.
Questo è stata una vita: i molti tentativi di passare attraverso le maglie di una identità incerta, per veder infine affluire l’abbondanza di un sentire offerto come strumento. Un sentire sul banco dello spedizioniere.
Dopo innumerevoli prove, i tentativi sono finiti, la spinta che è stata come la corrente del fiume lungo il suo tragitto dal monte al mare, vede ora le acque attraversare l’ampio delta.
In assenza di quella spinta prodotta dal dono in manifestazione, tutto cambia.
L’ordinario avvolge una vita con la sua ferialità e questa si fa assorbire senza ragione alcuna per resistere.
Chi ha una domanda la ponga a qualcuno che non offre risposte a contratto.
Dalla relazione sorge il fluire della vita: le domande vengono poste, le risposte accadono senza che nessuno coltivi pretese.
L’assenza di pretese è assenza del soggetto che le porta nel proprio intimo: una relazione senza pretese è vita senza attributi.

Sull’evoluzione del nostro cammino interiore si può leggere anche: E’ giunta la sera
Sulla nuova configurazione del Sentiero contemplativo da febbraio 2016 in poi: Questo mese

 

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  1. M’inchino!

  2. E’ chiaro.

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