Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Per la disperazione ci sono gli psicofarmaci, ma per la gioia?

Ieri mattina nello spazio dedicato allo Yoga erano presenti due persone:
un uomo che ha fatto l’esperienza del carcere,
una donna che la sta facendo e usufruisce di un permesso formativo per praticare.
Siamo stati raggiunti dalla telefonata che annunciava la fine della sua detenzione.
Avviene così.
Ti chiamano, ti dicono che hai finito di scontare la pena.
Devi tornare subito al carcere, prendere le tue cose e andartene.
Ce lo aspettavamo. Da mesi. Te lo aspetti, ma non sai quando avverrà.
E’ lì che plana. Vivi gli ultimi mesi dentro questa tensione.
Passivamente, in attesa di essere partorito alla libertà.
In questa fase si rischia parecchio.
Si è scoperti emotivamente, non si tollerano più i soprusi, neanche il più piccolo.
E se ti fanno rapporto sono quarantacinque giorni di carcere supplementare.
In un momento in cui ci può essere anche molta paura ad uscire.
Siamo stati raggiunti dalla telefonata.
La mia amica ha avuto una crisi di nervi.
Gridava, piangeva, tirava calci e pugni ai muri, mi abbracciava, gridava, faceva fatica a respirare.
E’ impazzita di gioia.
E’ stato brutale.
Ha problemi di cuore e francamente ho considerato che avrebbe potuto non reggere.
Ho pensato di chiamare il 118, ma ho temuto conseguenze sulla scarcerazione.
Ci sono cavilli burocratici inimmaginabili.
Mi chiedo il senso di questa brutalità.
Mi chiedo se possa essere necessaria a sancire il passaggio.
Mi sembra che si potrebbe fare diversamente.
Ad esempio: te lo comunicano la sera prima,
festeggi con le tue compagne e con gli agenti,
avvisi i tuoi familiari, prendi il tempo di congedarti dalla/e compagne di cella,
di vivere il processo che ti restituisce alla libertà e cambia un po’ le cose per chi resta.
Ma, certo, gestire la gioia dentro al carcere è complicato, crea un problema.
Richiede partecipazione, impegno supplementare, volontà
Diverse agenti se la sarebbero accollata volentieri, secondo me, una modalità diversa.
Molte altre no, però, bisogna riconoscerlo.
La gioia delle donne, in particolare, chi la contiene?
Per la disperazione ci sono gli psicofarmaci, ma per la gioia?
Gli uomini creano meno problemi di esternazione, altra faccenda delicata.
Conosco un ragazzo che non chiede il riconoscimento dei giorni di libertà ai quali avrebbe diritto
perché se lo facesse sarebbe fuori da mesi e ha paura di morire di freddo, dice.

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