Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La ricerca e lo studio nel cammino spirituale

Prendo spunto dalla pubblicazione, ieri, del primo capitolo del nostro nuovo libro “L’essenziale“, e dal file di Soggetto “La mente crea problemi” pubblicato oggi, per compiere una breve riflessione.
Sembra che in questo tempo la pratica dello studio, della ricerca, dell’investigazione esistenziale su testi che abbiano una complessità argomentativa sia in disuso.
Sembra anche che le menti dei ricercatori si rifiutino di misurarsi con il complesso, quasi lo considerassero un velo alla conoscenza.
Sembra ancora che la realtà della vita e dell’essere debba essere accessibile per via intuitiva o non lo debba essere affatto.
A me sembra che tutta la costituzione dell’uomo sia strumento di accesso alla natura della realtà: la sua fisicità, la sua emozione, il suo intelletto, la sua intuizione.
Forse abbiamo fatto del sentire (“Sento che è così!”) un idolo e stiamo umiliando il discernimento e la sua necessità.
Man mano proporrò diverso materiale di Soggetto e della via della Conoscenza – ed anche gli altri capitoli del nostro libro –  e vorrei invitarvi a non temere: superata la prima opposizione della mente, una certa sua pigrizia e resistenza nel trovarsi di fronte ad un prodotto non premasticato, non ridotto a formula, a detto sapienziale, poi quel linguaggio e quel ragionare diverranno familiari e depositeranno semi fecondi nell’intimo.
Nel tempo vedrete germogliare quei semi, perché quel ragionare sulla vita, su sé, sulle relazioni, sull’Assoluto non è esercizio intellettuale, è come il disporsi della terra arata all’azione della pioggia del sole, dell’uomo, del cielo.
Quel leggere, quello studiare, quell’indagare poco hanno a che fare con la sfera intellettuale, molto con la disposizione ad imparare, ad “essere imparati”.

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