Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

L’illusione dello spirituale e la semplice realtà della vita

In ambito spirituale ed esistenziale nulla di ciò che apparteneva al mio immaginario di ricercatore è divenuto realtà.
Non saprei nemmeno di cosa fosse pieno quell’immaginario, c’era solo una tensione a divenire altro e quella spirituale mi sembrava la strada che in quella alterità mi potesse condurre.
In effetti così è stato, con la differenza che la realtà è piuttosto differente dall’immaginato.
Forse la spinta era semplicemente rivolta alla serenità, alla semplicità e allora, in questo caso, l’aspirazione è divenuta realtà. E’ un dono questo della via spirituale? Non credo proprio, è solo la conseguenza di una disposizione interiore, del processo della conoscenza, della consapevolezza, della fiducia e questi non sono esclusiva della via spirituale.
Puoi fare l’operaio, fare bene il tuo lavoro, tornare a casa ed essere attento a tua moglie e ai tuoi figli, dirti ateo, basta questo, non è necessario altro; basta che ti vedi e, vedendoti, ti conosci.
Quella che chiamiamo via spirituale non è che una interpretazione, una lettura della realtà: tutte cose giuste ma che si riassumono nell’unica pratica possibile, il “conosci te stesso”.
Questa pratica non è appannaggio di qualcuno, è la pratica della vita: vivere è conoscere se stessi. Tutti fanno questo, indistintamente, anche se non lo sanno.
Dio, l’Assoluto, la meditazione, la contemplazione, la preghiera, le pratiche, le poetiche, la spinta mistica, le esperienze del trascendente, direi che sono tutti prodotti della mente.
Da un punto di vista più personale, la stessa ricerca è finita da tempo e mi sembra oggi che non sia stata altro che un moto dell’identità.
Il tempo delle forti esperienze spirituali è lontano, sepolto senza alcuna nostalgia. La stessa dimensione dell’attraversamento, un processo intuitivo particolarmente marcato, non ha oggi alcun significato particolare se non come possibile offerta all’altro e, spesso, è vissuto come una di quelle incombenze che prima passa e meglio è.
Per il resto è come scendere in un’ansa del fiume, o in una spiaggetta isolata lungo la costa e stare seduti all’ombra mentre il mare ritma il respiro.

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  1. bella quest’immagine dove il mare ritma il respiro.
    anche nel post intitolato ‘nella solitudine’ c’è tanto..
    grazie per queste condivisioni.
    sono degli utensili quelli che ci stai regalando.
    questi attrezzi, specie all’inizio del loro utilizzo, perdono il filo e vanno affilati.
    sapere che lì da te c’è una mola, perchè li hai già maneggiati e riaffilati, è un prezioso supporto.

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