Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Non possiamo appoggiare su niente

In riferimento al commento di Francesca di ieri.
Questo non poter appoggiare è straordinario: vera e pura libertà.
Zero punti d’appoggio; zero certezze; zero fede in qualcosa o qualcuno.
Nessuna fonte di dati/esperienza/interpretazione cui aderire.
Soli.
Persi? E perché mai?
Si perde chi ha una direzione; chi non l’ha non può perdersi.
La fiducia, questa è la chiave.
Distinguo tra fede e fiducia ma in fondo sono la stessa cosa vista da due punti diversi.
La questione è:
-sono io che ho fiducia?
-è la fiducia che mi attraversa?
Se sono io che ho fiducia, se è un gesto della mia volontà/disposizione, allora questa è la fiducia/fede.
Se la fiducia mi attraversa come un vento che tutte le ansie relativizza, questa è la fiducia/fiducia.
Si giunge alla fiducia attraverso la fede, è un processo.
Quando la fiducia come vento e come brezza, come turbine e come bonaccia risiede nella casa, c’è solo lei.
Non appoggiamo sulla mente nostra, né su quella di altri; non sulla coscienza nostra, né su quella di altri.
Non c’è fonte di cui abbiamo bisogno; non c’è domanda; non c’è richiesta di dati; non c’è bisogno.
Che cos’è la fiducia?
L’esperienza che ci attraversa dell’essere uno e dell’abbandono che ne consegue.
Non l’esperienza che facciamo dell’amore dell’Assoluto, non c’è nessuno che faccia quella esperienza, è scomparso colui che potrebbe farla.
L’essere uno attraversa un insieme di sensori che registrano e testimoniano l’accadere.
I sensori sono solo sensori, non si interpretano come portatori di un nome.

Print Friendly, PDF & Email
  1. La fiducia che, -in quei rari momenti di grazia-, sgorga dal sentirsi intimamente connessi, allenta il bisogno di rassicurazioni, di conferme, di punti d’appoggio per un’identità ormai sbiadita…

  2. Forse ho la fortuna di essere attraversata dalla fiducia che ti soffia, però mi identifico come l’identità che fa esperienza… scomparire come portatore di nome suona remoto, ma quell’insieme di sensori che testimoniano l’accadere mi dice qualcosa di familiare, quasi un sentirsi meno densi, più rarefatti, più connessi a un insieme…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *