Sull’esperienza dell’amore

Da Elena un commento al post di ieri: “Nell’osare creare situazioni di condivisione, c’è ancora il protagonista, colui o colei che si manifesta con l’intento di poter essere strumento creativo al servizio dell’armonia, dell’unità, poi, appena colui/colei che si è manifestato fa un passo indietro, accade il movimento dell’amore così pregnante da modellare ogni cosa.
Definiamo l’esperienza del’amore come attraversamento, intendendo con ciò l’accadere di un processo che sorge a monte dell’umano comunemente inteso, lo attraversa e lo cambia fin nelle midolla. Non comprendiamo l’amore come prodotto della mente, dell’emozione, del corpo dell’uomo, ma come elemento che esprime compiutamente la natura dell’Uno; intendiamo l’uomo come natura dell’Uno, indissolubilmente Uno, in tutte le sue componenti e le sue manifestazioni, anche in quelle più limitate.
Intendiamo per uomo anche quella capacita peculiare che solo esso possiede -nessun altro essere in natura può disporre di una simile possibilità – di estrarsi, in virtù di una interpretazione, dall’essere unitario della vita.
Quindi l’amore è esperienza dell’Uno che attraversa se stesso, moto della sua consapevolezza, non altro. Suo dinamismo interno.
Per sua natura l’amore accade sempre: orienta e guida e esprime le vite dei singoli e di tutta la manifestazione; di essa è la legge e la natura più profonda.
L’uomo, per essere uomo, per poter dire “io”, si estrae da quella consapevolezza, da quel dinamismo, e lo fa semplicemente attraverso una interpretazione. Non c’è alcun dato di fatto che sancisca quella separazione, è solo una visione-interpretazione dell’umano.
E’ un gesto fondamentale: l’uomo, estraendosi per interpretazione dall’Uno, realizza il moto della consapevolezza dell’Uno stesso. La separazione appartiene all’ontologia dell’Uno, è il suo respiro: unità-separazione-unità.
L’uomo crea questa condizione in cui si sente e interpreta separato, conosce la fatica e il dolore, cammina lungo il sentiero del divenire consapevole di ciò che è, forgiato e plasmato dalle esperienze del quotidiano; man mano si allenta, si indebolisce la sua interpretazione come essere a sé, comincia a piegarsi, a relativizzare il valore del suo nome.
Qui inizia ad affacciarsi la possibilità di vivere l’esperienza dell’attraversamento, non prima.
Nella relativizzazione di sé, si apre all’imponderabile; nel dubbio di sé, concede alla vita la possibilità di illuminarlo d’altro.
La condizione perché l’amore possa sorgere è la resa dell’uomo, il suo piegarsi e divenire irrilevante.
Questa resa è un processo:
-l’uomo, di suo, ci mette la stanchezza di sé, il dubbio sulla propria interpretazione, la comprensione che non può continuare a chiudersi;
-la vita ci mette il lavoro sottile di preparare i veicoli dell’umano (coscienza, mente, emozione, corpo fisico) affinché siano adeguati per un’esperienza vibrazionale di una portata mai ancora conosciuta.
L’autointerpretazione dell’uomo l’ha sempre tenuto lontano da quel sentire così vasto e permeante e l’ha reso ottuso a quel sentire: ora, sulla base della sua disponibilità, la vita comincia a modellarlo, come un tarlo lo scava, ne ristruttura radicalmente la natura dell’essere, prepara il suo avvento.
Quando l’attraversamento avviene, come un vento attraversa l’umano che ha cominciato a fare dei passi indietro: più indietreggia, più il vento si fa forte.
A quel punto è difficile parlare ancora di umano, c’è una rarefazione che giorno dopo giorno diviene più vasta: più avanza la vita, più arretra l’umano.
Alla fine è possibile proferire una sola frase: “Sia come tu vuoi”.

1 commento su “Sull’esperienza dell’amore”

  1. “Sento che anche in me sta accadendo quel’arretramento dell’umano…quel rimpicciolirsi e ridemensionarsi dell'”io” che aveva bisogni e attese; mi rendo anche conto che è quello stesso “io” che fino ad ora ha creato e messo l’Amore ideale quello vero” al di la,lontano,quasi irraggiungibile…cercando ancora un modo sottile per sfuggire alla sua paura di piegarsi,arrendersi..dissolversi. Ora che in “me” il tarlo ancor più scava e lascia vuoti…mi rendo conto che l’amore sta già accadendo sempre …che è accaduto anche durante questi giorni a sestino e nel gesto stesso di condividere “me stessa” anzi la vita attraverso il veicolo che sono…con voi”. Rosangela

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