Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Come si può definire il Sentiero contemplativo?
Una delle domande che più ci imbarazzano è: ‘‘Ma voi chi siete, che cosa proponete, che pratica avete?” Rispondere non è semplice perché il nostro cammino non è inserito in alcuna tradizione e non fa riferimento né a religioni, né a filosofie specifiche: sorge dall’esperienza di sé e della vita e certamente deve molto a tante scuole di pensiero e a tante esperienze spirituali e religiose, ma non appartiene ad alcuna di esse.
Abbiamo abbozzato delle risposte nello scritto introduttivo ‘‘Quel viaggio incontro a sé chiamato vita”, qui, in estrema sintesi, possiamo dire quello che è vicino a noi e quello che è lontano:
– lo zen è casa, l’insegnamento del Cristo è casa;
– le chiese sono molte lontane; la new age è lontana anni luce.
Che cos’è il nostro cammino? Nessun sincretismo, tutto appoggia sull’esperienza diretta, originale e creativa; conoscenza di sé, dell’altro, della vita; meditazione, contemplazione; osservazione, ascolto, accoglienza del limite, silenzio, fiducia, abbandono, scomparsa di sé.
Qual è la nostra pratica? La pratica del vivere, prima e ultima di tutte le pratiche; lo zazen, meditazione propria dello zen; la contemplazione, intesa come la scomparsa del meditante e del contemplante e l’affermarsi della vita che testimonia se stessa.

L’esperienza dell’Eremo dal silenzio
Le ragioni del nostro essere comunità

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