La vita monastica nel medioevo13: il pasto

II monaco è un uomo che ama la vita. La nevrosi e le disperazioni romantiche non hanno posto nelle abbazie. Similmente egli ama la buona tavola altrimenti non si spiegano le minacciose proibizioni dei consuetudinari (e le infrazioni).

Se egli accetta di non mangiare mai carne né grasso, se si accontenta di «erbe» e di «radici», di uova e di pesce, è per spirito di mortificazione e non perché egli disprezza o non conosce le gioie della tavola. Ogni giorno al prandium (il pranzo degli italiani), i monaci di Cluny ricevevano due piatti. È una concessione di San Benedetto alle debolezze, il patriarca scrive: infirmitates, di tutti e di ciascuno.

Il primo consiste in farina di avena e di orzo bollita; il secondo è fatto di «erbe», cioè di ciò che cresce sul suolo – legumi di ogni specie, insalata, cavoli, porri e cipolle — e di «radici» — bulbi, carote, rape e a partire dal XVII secolo le patate. Quindi frutta, formaggio, latticini, vino o birra.

Nei giorni di digiuno, i monaci non facevano che un solo pasto: alle due nei digiuni previsti dalla regola dal 14 settembre a Pasqua, alle quattro del pomeriggio in Quaresima. Mangiare in queste condizioni, quando si è in piedi dalle prime ore della notte e digiuni da 24 ore è veramente un disjunare, cioè «rompere il digiuno». Al di fuori di questi periodi di privazioni quando tutti conoscevano «l’esperienza e le prove del rifiuto» (R. Ruyer), era previsto un pasto di sera, cena, più leggero del prandium.

Raccolta fondi per le iniziative editoriali del Sentiero contemplativo

Una porzione supplementare di uova, di formaggio cotto, di cipolle, servita in un solo piatto era chiamata generale o pietanza, dal latino pietas, perché questo supplemento, che in Quaresima consisteva di minestra al latte, molto spesso era assicurato da pie fondazioni: spesso era una porzione da dividere in due.

I monaci conoscevano ancora il mixtum, cioè del pane intinto nel vino (o nella birra) preso dopo l’ufficio del mattino e dopo i Vespri; il liberes, dopo nona, e la collatio, un pasto frugale preso dopo la lettura delle collationes di Cassiano nei giorni di digiuno (c. 42).

II pane, fatto il più delle volte di farina mescolata di orzo, miglio, farro, o segala, orzo e frumento con aggiunta di legumi nei giorni di bisogno, costituiva la base insieme con i farinacei, polenta o porridge, della nutrizione medioevale.

Lo si preparava in tantissimi modi, andando dalle torte fatte in padella chiamate focacce al panis natalitius, il pane di Natale, dal pane tostato, dal biscotto (biscoctus, cotto due volte) ai gressins (da gresa, grasso), i nostri attuali grissini.

I monaci come tutti nel Medioevo e d’altronde fino all’inizio del XIX secolo mangiavano molto pane. Queste razioni, unite ai farinacei e ai legumi che formavano la base del regime alimentare quotidiano, potevano, fuori dei giorni di digiuno, a dire il vero molto numerosi, dare quotidianamente da 5.000 a 6.000 calorie e ingrassavano molto i monaci. La malizia popolare ripeteva volentieri: «grasso come un monaco». Il suo errore consisteva nell’attribuire l’obesità monastica alle pretese gozzoviglie del refettorio.

In generale, dice un rapporto del 1749, i monaci erano nutriti «frugalmente, onestamente, convenientemente» in un refettorio «ampio, bene illuminato e ben pulito».

Noi dobbiamo ai monaci l’abitudine di consumare regolarmente dei formaggi. Anche questo fatto si spiega con il genere di vita adottato e praticato da loro. Fare il formaggio esige delle grandi quantità di latte: considerando la rarità del bestiame e il suo debole rendimento, essi erano i soli ad avere del latte in eccedenza. Questa eccedenza contribuiva a conservare e ad accrescere la loro volontà sistematica d’ingannare il loro appetito e di non utilizzare il burro.

D’altra parte solo un ambiente artigianale altamente qualificato, preciso, minuzioso, osservatore, come l’ambiente monastico, era in grado di mettere a punto e di trasmettere di generazione in generazione le tecniche delicate e raffinate che consentivano la fabbricazione e la cura del formaggio. Non c’è dunque da meravigliarsi che «seguendo le tracce dei grandi monasteri — scrivono S. Claudian e Y. Serville — questa tecnica è riscontrabile in Svizzera, in Gallia, nei paesi del Reno, nelle Fiandre, in Gran Bretagna».
Da qui l’efflorescenza d’innumerevoli formaggi di trappisti: lo chaligny, il munster, il saint-maur, e tanti altri.

Pubblichiamo alcuni stralci del libro di Léo Moulin, La vita quotidiana secondo San Benedetto, Jaca Book editore, 1980.

1 commento su “La vita monastica nel medioevo13: il pasto”

Lascia un commento

Utilizziamo cookie tecnici per garantire il funzionamento del sito e, con il tuo consenso, cookie di tracciamento e profilazione. Puoi acconsentire all'uso di tutti i cookie o selezionare le tue preferenze. View more
Cookies settings
Accept
Privacy & Cookie policy
Privacy & Cookies policy
Cookie name Active
Titolare del Trattamento dei Dati Roberto Olivieri, Via Caravaggio 13, 61039 San Costanzo, PU Indirizzo email: eremo@contemplazione.it Privacy & Cookie Policy di contemplazione.it Su questo sito vengono raccolte alcune informazioni sui navigatori con il fine di offrire gratuitamente l’esperienza migliore possibile dei contenuti visionati. La raccolta di informazioni avviene nel rispetto delle leggi: Raccolta dei dati: quali e come puoi evitarlo? Su questo sito raccolgo dati attraverso tre modalità:
  • modulo di contatto e commenti
  • modulo di iscrizione ai Feed
  • cookie di profilazione
  • cookie
Modulo di contatto e commenti In alcune pagine del sito, è presente un modulo di contatto che ti permette di scrivermi facilmente; in ogni post è possibile inserire un commento. Tramite questo tipo di modulo, raccolgo nome e email: questi dati non li conservo ma li uso esclusivamente per ricontattarti. Solo se il nostro rapporto continua, li inserisco nella mia rubrica personale. In ogni momento, potrai sempre chiedermi di non contattarti più e quindi di cancellare i dati. I dati che fornisci nei commenti non vengono mai utilizzati, senza eccezzioni. Modulo di iscrizione ai Feed Nella colonna di destra è presente un modulo che ti collega con il servizio di Feed Burner (Google) che raccoglie il tuo indirizzo mail e lo gestisce al fine di avvertirti dell'uscita di nuovi post: qui trovi la loro Privacy Policy Cookie I cookie sono piccoli file salvati nel tuo browser che contengono informazioni quali un identificatore univoco, la tua posizione geografica ecc. Ogni cookie ha una sua scadenza: alcuni posso durare anche anni, mentre altri scadono nel momento in cui chiudi il browser. I cookie possono essere di tre tipi:
  • tecnici: servono a migliorare la tua esperienza sul sito
  • analytics: servono a farmi capire le cose che apprezzi di più
  • di profilazione: servono a mostrarti annunci pubblicitari mirati basati sulle pagine che vedi
Alcuni cookie provengono da questo sito altri da siti esterni. Cookie tecnici Su questo sito uso i cookie tecnici per:
  • velocizzare il caricamento delle pagine
  • gestire la Privacy & Cookie Policy
Cookie analytics Su questo sito uso Google Analytics per raccogliere queste informazioni: - quali pagine e post risultano maggiormente letti; - il tempo di permanenza su un post/pagina. Altri dati sono deducibili da Analytics ma ad essi non faccio riferimento non essendo questo un sito commerciale o con finalità economiche. L’analisi di questi dati mi permette di migliorare il sito per andare incontro alle esigenze dei lettori. Cookie di profilazione Su questo sito uso uso i cookie di profilazione per:
  • integrare i social network
Integrare i social network: per poter inserire in questo sito i bottoni per condividere su Facebook, Twitter e Google+, i commenti di Facebook e il box che richiama la pagina Facebook, devo consentire a Facebook, Twitter e Google di installare dei cookie nel tuo browser. Facebook, Twitter e Google usano questi cookie per mostrarti annunci pubblicitari mirati quando navighi sui loro siti. Per dare il tuo consenso clicca su Ok nella barra che compare in basso nel sito. Se vuoi navigare in questo sito senza approvare questi cookie, usa la navigazione in incognito. // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ // < ![CDATA[ //
Save settings
Cookies settings