L’amore ruvido

Chiede una cara amica: Cosa diresti ad una persona che quotidianamente cerca di fare del suo meglio, va avanti, si impegna, beh.. senza grandi risultati, ma lo fa, sente che c’è da fare, che tutto sommato è giusto così e agisce. Punto.
Poi un giorno esce per poco più di 24 ore dalla sua routine e si rende conto, come un pesce che fa un balzo fuori dall’acqua, che tutto il mondo in cui è immersa è solo frutto del senso del dovere, della forza di volontà e che, in realtà, quello che prova è grande odio per se stessa, per la vita che vive e che non riesce a cambiare, e c’è perdita completa di ogni forma di speranza.

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I giorni del dolore, del simbolo che porta, della possibilità che apre

Scrivo ad un fratello nel cammino e alla sua famiglia, nel mentre attraversano una seria difficoltà; forse queste parole avranno senso anche per altri a cui la vita riserva la sfida del dolore.
La vita, fino ad oggi, mi ha risparmiato quello che state attraversando: quando un figlio è minacciato nella sua possibilità, nel suo diritto ad un futuro così come ci sembrava gli spettasse, un genitore si sente perduto, scaraventato nell’assurdo del non senso e dell’ingiusto.
Il dolore è difficile da reggere, la mente è in preda all’angoscia e disegna scenari di cui nulla può sapere, ma che appoggiano su ciò che la scienza dice, su ciò che in passato è accaduto ad altri.

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