Riflessioni e contemplazioni 4

Raccolta di post brevi, riflessioni e contemplazioni sulla Via, sull’Essere, sulla dedizione a ogni passo di ogni giorno. Pagina di sintesi aggiornamenti R&C e Brani.
Ultimo post 20, 21.9.22, 15,45

La numerazione dei post è progressiva, i numeri mancanti sono relativi a post per la lettura dei quali non avete le credenziali.

13. Effimere fatiche

Quanto avrà faticato questo picchio (non so se rosso o verde, i due qui presenti) per realizzare questo nido e poi trovarsi una sorpresa non gradita.

Il centro del tronco cavo e quindi l’impossibilità di appoggiare il nido su di un supporto.

Mi ricorda l’effimero e pur necessario faticare senza sosta dell’umano, evidente in questi giorni di tragedia qui vicino a noi.
In un attimo le fatiche di una vita sembrano vanificarsi: ma si vanificano le fatiche o i risultati materiali delle fatiche? Ciò che hanno prodotto materialmente, evidentemente, perché il processo del faticare/sperimentare esistenzialmente quello non può essere cancellato, anzi si apre ora un nuovo e impegnativo capitolo.

Cosa ci ricorda questo se non che il ‘tesoro’ dell’umano non è in ciò che possiede, ma in quello che affronta nel vivere: il processo esistenziale di comprensione, o, detto, in linguaggio contemplativo: il vivere il Ciò-che-E’.

Allora, la domanda delle domande: dov’è il nostro cuore? 17.9.22

16. La creazione della realtà

Quanti fattori cooperano nella creazione di una scena?
1- Il mio sentire;
2- i miei corpi-carattere-personalità;
3- il mio Io.

Poi ciò che chiamo in campo di te:
4- Il tuo sentire, ma non necessariamente;
5- i tuoi corpi-carattere-personalità;
6- il tuo Io.

A ciò vanno aggiunti i vari fattori ambientali che costituisco l’ambiente vibratorio-scenografico.

È chiaro che la scena è soggettiva, creata dal mio sentire, ma per attuarsi ha bisogno di aggregati di vibrazioni-dati che provengono dall’ambiente: tu, il contesto famigliare o sociale.
Ha bisogno cioè di comparse funzionali che tiro in campo io, ma che hanno loro caratteristiche specifiche.

Se ti metto in una scena, tu porterai i contenuti relativi a ciò che debbo apprendere, ma la forma in cui esprimerai questi contenuti non posso sceglierla io, non sei un burattino, mi arriverà codificata da ciò che tu sei e dal contesto ambientale.

Il principio è il seguente: apprendo il necessario attraverso dei processi esistenziali i quali mi sono funzionali per la sostanza di ciò che devo comprendere, ma la forma in cui accadono dipende dalle caratteristiche dei coprotagonisti e dell’ambiente vibrazionale in cui accadono. 18.9.22

Riflessioni e contemplazioni, tutti i post

Negli eventuali commenti, se necessario, indicate il numero del brano al quale vi riferite.

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Roberto D

20. Quanto più salda sembra la tenuta, tanto più fragili si mostrano le fondamenta.
La resa rimane la soluzione. Resa e fiducia. Mai credere di essere arrivati. Mai avere la pretesa che l’ultima mossa sia la nostra.

Luciana

20. Ben venga lo scacco!

Elena

20 Lo scacco

Vedo la realtà e la sento per come posso sentirla.
Colgo l’esistenza dei miei limiti. Li accolgo.
Più in là non vedo. Eppure sento che esiste un “più in là”.
Non resta che accettare il mio essere finito e accogliere
quanto la Vita mi dona quando dubito di me.

E’ sopportabile lo scacco? Oggi potrei dire che è sopportabile, ma dubito della mia affermazione.

La vera comprensione. Che cosa è oggi per me la vera comprensione? Quella a me possibile.

Resta il dubbio di raccontarmi quello che può essere sopportabile oggi alla mia identità.

Natascia

20.
L’interminabile stagione dello scacco.

Mai possiamo adagiarci sul compreso, mai potremmo dire di essere arrivati allo stato di quiete.
Forse sarà possibile non sussultare troppo, piegarci alla Sua volontà senza troppe proteste, ma sempre dovremo tenere in conto che se la coscienza ha necessità di dati, poco gliene cale dei nostri stati di quiete e di quel che abbiamo già compreso.
Lei opera senza fine.

Lorena

19 ” chi opera la trasformazione è il sentire, al soggetto spetta solo la più piena accettazione di sé possibile, ”
Presenza e accoglienza Eccomi.

Leonardo P.

19. “Al soggetto spetta solo la più piena accettazione di sé possibile, non altro.” Diciamo che in questa disposizione il soggetto viene fortemente ridimensionato, per scomparire del tutto a volte.
La “non-azione” del Taoismo o il “Sia fatta la Tua volontà” rimando tutti a quella che nel sentiero chiamiamo “disposizione meditativa”.

Mariella Principi

16- Faccio fatica a conciliare il contenuto di questo post con quanto detto più volte, che l’altro è solo un ologramma sulla mia scena.
Possiamo dire che c’è una co-responsabilita’ nelle scene
che una relazione mette in atto, pur sapendo che la scena è sempre soggettiva e poco possiamo sapere del processo di comprensione dell’altro?

roberto

Dall’ologramma in poi ho cercato di approfondire la questione e quanto è affermato in 16 è il frutto di questo approfondimento.
Se osservi questo schema vedi che l’Io sorge da un processo preciso in cui non conta solo il sentire ma anche l’esperienza che si fa nell’ambiente.
Allora, il senso esistenziale dell’esperienza non può che essere soggettivo, ma la scena è costruita con un insieme di dati che provengono anche dall’altro, necessariamente.
La scena la costruiscono A e B assieme con i dati che mettono in campo e con quelli dell’ambiente, ma il senso esistenziale che ne ricavano può essere diverso tra i due.

Natascia

“Abbiamo compreso che i molti aspetti che quella forza che ci crea e ci ‘sospinge’ genera, non sono altro che lo spettro dell’Esistente Assoluto, che contempleremo come tale se saremo liberi dall’identificazione, oppure finiremo d’immedesimarci in uno dei tanti gradi dell’oscillazione del pendolo perdendo il senso del Reale”.

Quanti veli ancora dovrò far cadere?
Eppure indietro non è possibile tornare.

Leonardo P.

18. L’Assoluto Vivente è ciò che racchiude l’uno e il due e li trascende: sintesi vivente e in atto.

Se l’oscillazione, in un primo tempo, tra Reale e illusione lasciava nell’esperienza la sensazione di una loro contrapposizione, ora, diminuita l’ampiezza dell’oscillazione stessa, sempre più è chiara la consapevolezza che non c’è distinzione tra Reale e illusione.

Mariela

“A noi aderire al Reale o all’illusione”
Parole importanti per chi come noi si misura con la Via. A tratti però la paura di vivere mi colpisce, pur guardando ciò che accade come il Ciò che È, mi sento indifesa di fronte all’alluvione piuttosto che alle guerre o alle malattie.

Eppure so che è illusione…

Luciana

13
Quando il cuore e lo sguardo sono nel processo tutto si alleggerisce.
Non viviamo più di aspettative e accogliamo ciò che arriva consapevoli che qualcosa ci insegnerà, non fosse altro che non c’è nulla da imparare!

Nadia

15
“E il naufragar m’è dolce in questo mar”
L’esperienza del Ciò che È, rimanda a queste parole di Leopardi.

Catia

13 la fatica dell’effimero
Dov’è il vostro cuore?
Il tesoro dell’umano non sta in quello che costruisce materialmente ma in quanto si adopera in comprensioni.
Nella capacità di riconoscere in ciò che accade il ciò che è. (Vito magari anche impropriamente a memoria).
Tuttavia ci sono officine esistenziali quanto mai ardue, quando ti fanno toccare con mano quanto a volte sia dura l’impermanenza, soprattutto per chi non ha ancora acquisito la comprensione che sta dietro a questo termine.
Il nostro cuore sta sempre nella sicurezza dell’effimero .

Natascia

13. Effimere fatiche

Tante volte mi sono chiesta, se tutta la fatica che sto mettendo in questa casa abbia un senso.

Cosa ne rimarra’?
Eppure sento il dovere di portare a compimento un processo.
Processo innescato dai miei predecessori che hanno lasciato varie situazioni ingarbugliate che vanno estrinsecate e risolte.
Nella speranza che altri, dopo di me non si ritrovino gli stessi problemi da dirimere.
Che questo abbia lasciato traccia nella coscienza, non v’è dubbio.

Natascia

10.
M’inchino.

Leonardo P.

11. Condivido in pieno. Quando si parla di soggettività della realtà si tende a comprenderla nei termini di un forma di solipsismo. Nulla di più lontano.

Mariela

Sinfonie
È lecito pensare che i nostri Sentire uniti generino qualcosa di più grande. 1+1=3 Tuttavia va vissuto a pieno per comprenderlo.

Leonardo P.

11. Anche se non vissuto direttamente quel vibrare della Vita che diffondi arriva e impatta secondo le possibilità di ricevere di questo CCE (cento di Coscienza e di Espressione). Grazie.

Lorena

10
Frasi delicate, pulsano nel petto, commuovono.
Infinito grazie, un inno alla vita.

Luciana R

Non ho ancora familiarità con questo nuovo modo di leggere gli stati d’animo. Mi è di ispirazione per cercare di osservare e non identificarmi troppo con le emozioni.

2. Non so quanto sono consapevole delle vibrazioni che influiscono nei miei corpi ma avverto degli stati dessere molto intensi durante l’esperienza unitaria, in presenza.

Poi ci sono susseguono vari stati emotivi, dove la mente pian piano cerca di riprendere terreno.

Roberto D

8. Ricordo un brano del CF77 in cui si faceva notare appunto quanto il dolore arrecato all’altro, potesse essere in parte giustificabile se funzionale al procedere da una situazione di cristallizzazione. Questo in parte mi aiutò a mitigare il senso di colpa nel momento in cui presi la decisione di separarmi da mia moglie ormai tanti anni fa, con tutte le conseguenze famigliari del caso. Fondamentale è riconoscere le dinamiche per evitare trabocchetti autogiustificativi delle proprie malefatte.
In questo seguire una VIA è fondamentale.

Anna

8
Ma non è il nostro limite anche una funzione?
Penso al limite dei miei collaboratori efficaci che grandemente hanno svolto una funzione determinante sulla mia persona…

Leonardo P.

6. Le prime esperienza dell’Amore/Essere sono state eclatanti e perlopiù individuali.
In quel caso i corpi non erano abituati a certe frequenze e proprio questo ha reso l’evento eccezionale.

Molte sono state e per lungo tempo e in esse ho trovato sempre familiarità, una sorta di conosciuto, nonostante non avessi modelli o archetipi con cui compararle.

Le chiamavo semplicemente “esperienze”. Di sicuro queste “esperienze” sono iniziate prima di conoscere il Sentiero e dopo questo incontro si sono moltiplicate per numero e intensità, per poi scemare fino a scomparire.

O meglio, è scomparso l’aspetto eclatante, si è fatto avanti l’aspetto più sottile dell’esperienze e la ferialità.

Con la nascita della VDM questa dimensione è diventata fatto comunitario sempre più palpabile e inequivocabile: nelle chat, in presenza, negli intensivi.

Quello che è cambiato è il passare, di questa esperienza, da individuale a comunitaria.

Più facciamo comunità più questa esperienza diventa intima, più ci implica l’uno coll’altro.

Natascia

L’intimità di questo spazio, mi commuve e sento che tutto questo Amore che circola non può avere confini.
Grazie

Catia

6 l’esperienza di Amore Essere.
Hai ragione, quelle forme che descrivi le sperimentiamo , sempre quando siamo insieme, e spesso da soli o con altri allineati a noi.
È che non sappiamo di doverci porre attenzione per riconoscere l’Amore che accade.

Elena

5. i processi sono generati dal martello e dalla piuma.
Serviva il martello per rompere il marmo che ha generato la Pietà di Michelangelo? A tratti il martello altrimenti il marmo non lasciava intravedere nulla e a tratti una sottile carta vetrata per non distruggere i dettagli già costituiti ed emersi.

roberto

E chi stabilisce qui, fuor di metafora non parlando di marmo ma di persone, quale debba essere l’impatto? Non i soggetti coinvolti, questa è una di quelle scene che accade esattamente come può accadere in quel dato momento, tra quei protagonisti, su quel tema. Chiaramente nella relazione m/d…

Roberto D

10.
Grazie di questo Canto alla Vita. Mi ha riportato a percezioni note ma tanto spesso assopite. Tante volte mi sembra di essere come una chitarra attaccata ad un amplificatore tramite un cavo mezzo dissaldato che talvolta conduce e talvolta no. Quando conduce esce il suono. Quando no, faccio il gesto di suonare le corde ma non esce nulla. Ecco, le tue parole sono lo stagno che salda il contatto interrotto.
Grazie.

Mariella Principi

4. Azione e reazione sono fasi di uno stesso processo di trasformazione, dove tutto è Uno.

Anna

4
Tutto si svolge per gradi, tutto procede per tappe.
La reazione identitaria non può essere vista come una forma di tutela di integrità necessaria? Una forma di salvaguardia a sostenere certe sollecitazioni?
D’altra parte l’identità è insita nell’umano, indissolubile ad esso.

Nonostante l’apertura e la consapevolezza della funzione dello scacco, sento di vivere anche questo..

Leonardo P.

4. Condivido. In un rapporto maturo all’interno di un organismo consapevole, la pressione esercitata su un fratello o sorella ha lo scopo d’indurre alla riflessione e allo svelamento\scacco dell’identità; innescando un processo che cerca di rompere una resistenza, una cristallizzazione.

Luciana

3. Solo grazie
4 e 5. Posso solo benedire le parole che arrivano, e non sento resistenze da parte mia.
Piuttosto ringrazio per questo lavoro, certo non gradevole, di svelamento!

Catia

2 Dopo la vastità.

Le cause che elenchi per lo stato d’animo dopo l’esperienza del libero fluire, possono essere tutte valide, ma certamente quando questa esperienza cessa probabilmente i corpi inferiori avvertono come una mancanza, allo stesso tempo non potrebbero reggere a lungo uno stato vibrazionale per cui non sono preparati. Ecco dunque il disorientamento.

3 il mio debito.
Mi inchino a quello che scrivi.

Catia

1 campi vibrazionali
È esattamente come scrivi.
Lo sperimento sulla mia pelle

Catia

17, amore e non amore.
Quello che scrivi è chiarissimo, tuttavia mi vien da dire che possiamo anche parlare dell’Amore come archetipo permanente (come pure del ciò che è), perché è nel divenire che l’amore, come tu dici, si declina e allora va dalle forme più egoiche (odio), a quelle più prossime al sentire assoluto.

Anna

1
Tutto si affina. Anche la percezione e l’impatto che certi campi vibrazionali provocano.
Da questo scappo quando è possibile e questo, grazie alla consapevolezza, vado evitando.
Cerco di ascoltare quella sensibilità e da lei lasciarmi condurre

Leonardo P.

Grazie per queste parole. Ognuno è maestro all’altro, tutti siamo coinvolti.

Questo deve farci capire quanto il nostro agire debba essere responsabile, improntato al rispetto del mondo dell’altro, consapevole di come ogni gesto o non gesto, parola o silenzio possano impattare sull’organismo e sul singolo.

Leonardo P.

3.

Catia

7 Affinché il reale sia
Ogni indiblviduo é responsabile dell’ecosistema cui appartiene, quindi da ciascuno, in una relazione ci di dovrebbe aspettare la sua parte.
Non so dire quanto e se si può essere vento che va e dare gratuitamente, senza risentirne sul piano energetico.

Catia

12 sinfonie
Il post spiega perfettamente ciò che non mi era ancora così chiaro.
Siamo una comunità di sentire i quali si influenzano a vicenda.
Quindi nella relazione l’altro conta.

Catia

16, la creazione della realtà
Così come da te formulato il processo è chiarissimo e lo avverto aderente a quello che sento, mentre non mi aveva mai convinto la spiegazione data dal cf77

Catia

20 L’interminabile stagione dello scacco.

Post scritto appositamente perché si allargano le mie comprensioni

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