Non la relazione in sé, ma ciò che da essa sorge [81A]

Quando ci si mantiene consapevolmente nel farsi del dono – soltanto e totalmente lì – allora si esprime un’azione che non fa parte dell’una e neanche dell’altra azione, attraverso le quali voi credete che il dono fiorisca.

Questo perché l’azione da voi compiuta nel donare è strettamente congiunta all’azione compiuta dall’altro per formare l’azione del dono, in cui è presente l’imprevedibilità data da entrambe le azioni che si intersecano fra di loro. E l’imprevedibilità appartiene all’uno e all’altro soggetto, mentre il dono nasce dall’intersecarsi delle due differenti azioni.

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E quindi, una volta che si è generata l’azione-dono, ha poca importanza dire che c’era questo o c’era quello – e giù chiacchiericcio, e giù pretese, e giù paragoni! – in quanto c’è solo ciò che è emerso dall’intersecarsi dell’incompletezza delle due azioni.

Ecco perché è possibile dire che il dono non appartiene né all’uno, né all’altro, e nemmeno all’intersecarsi, ma a ciò che si genera come effetto dell’imprevedibilità. Perché ciò che conta è ciò che sorge, così come – seguendo l’esempio della chimica – si verifica con H2O che, nel combinarsi degli elementi, genera un elemento a sé stante, che è l’acqua.

È comprensibile che in voi questo discorso sull’azione-dono rimanga, ancora, solo un’astrazione utilizzata da queste voci per farvi assaggiare l’aridità della via della Conoscenza, per farvi stancare del vostro concetto di amore e aprirvi a un diverso punto di vista, cioè a nuove possibilità; in sintesi, alla negazione di tutto quello che vi raccontate sul vostro donare amore.

In questi incontri, è stato elaborato tutto un ragionamento logico per farvi stare concettualmente sull’azione e lasciar emergere quello che, invece, voi avete immediatamente abbracciato come un ‘più profondo’ punto di osservazione, ma che in realtà non è altro che una provocazione per ricondurvi al solito vecchio discorso sulla vostra mente e sulla possibilità di cambiare prospettiva, in modo che si apra davanti a voi un panorama inesplorato, che diventa realtà vissuta nel momento in cui si cambiano gli occhiali.

A questo punto, potete già sospettare che il farvi stare concettualmente concentrati sull’azione sia semplicemente una palestra per mettere per un po’ a tacere tutto quello che la vostra mente appiccica sopra ogni azione, cioè i soliti ragionamenti e le vecchie convinzioni, lasciando affiorare qualcosa che altrimenti mai potrebbe mostrarsi nell’indossare gli stessi occhiali.

Questo apparentemente nuovo modo di operare da parte delle voci dell’Oltre non è altro che la solita messa in atto del contro-processo, necessario a far emergere in voi una prospettiva diversa, mettendo in crisi le strutture concettuali della vostra mente. “Ma, allora – borbottate – se è soltanto così, non è stato fatto niente di diverso dal passato!”.

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In merito alla via della Conoscenza: quel che le voci dell’Oltre ci hanno portato non sono degli insegnamenti, non sono nuovi contenuti per le nostre menti, non sono concettualizzazioni da afferrare e utilizzare nel cammino interiore. Sono paradossi, sono provocazioni o sono fascinazioni, comunque sono negazioni dei nostri processi conoscitivi e concettuali.
Non hanno alcuno scopo: né di modificarci e né di farci evolvere. Creano semplicemente dei piccoli vuoti dentro il pieno della nostra mente. Ed è lì che la vita parla.

Per qualsiasi informazione e supporto potete scrivere ai curatori del libro: vocedellaquiete.vaiano@gmail.com
Download libro, formato A4, 95 pag. Pdf
Indice dei post estratti dal libro e pubblicati
Abbreviazioni: [P]=Prefazione. [V]=Vita. [G]=Gratuità. [A]=Amore.
Le varie facilitazioni di lettura: grassetto, citazione, divisione in brevi paragrafi sono opera del redattore: i corsivi sono invece presenti anche nell’originale.

4 commenti su “Non la relazione in sé, ma ciò che da essa sorge [81A]”

  1. È come scrivi Natascia: ciò che nasce dai due è qualcosa di completamente nuovo, gratuito, non riconducibile ai due, anche se senza quei due quell’azione dono non sarebbe stata possibile.
    La nuova prospettiva della VDC è la prospettiva dell’unità, della Vita che accade gratuita e senza scopo, oltre i soggetti e le loro pretese di appropriarsene.

  2. Non si può dire che la VdC, non faccia sorgere in noi una prospettiva diversa nel guardare ai fatti, ai ragionamenti, alle pretese dell’io.
    È grazie a questi insegnamenti che so aprono nuove comprensioni

  3. Nulla di codificato: quando saremo capaci di lasciare sorgere e saper cogliere il non codificato, allora potremo dire di essere capaci di andare incontro alla vita.

    Etichette, aspettative, preconcetti appannano gli occhiali…

  4. “Non dalla relazione in sé, ma ciò che da essa sorge”

    Rileggere il titolo, mi è servito a capire il senso del testo che, per le mie capacità di comprensione, pare un po contorto.

    Non c’è donatore e ricevente, ma l’azione del dono trascende i soggetti, dando luogo a qualcosa che non è prevedibile, il cui risultato non è l’insieme delle azioni, ma qualcosa di totalmente nuovo di cui nessuno può appropriarsene il merito.

    Tutto questo, le voci ci dicono affinché possiamo scardinare la logica delle menti.

    Ho provato a riassumere, ma non credo di aver compreso.

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