Tenzo Kyokun: non guardare all’ordinario con occhi ordinari [8]

8.  Nel preparare tutte le varie cose ordinarie, non guardarle con occhi ordinari, non pensarle con sentimenti ordinari. Prendi un singolo stelo d’erba e costruisci il tempio del Prezioso Re [1], entra in una particella di polvere [2] e fai girare la grande ruota del dharma.[3]

Cioè, per esempio, quando prepari una minestra di verdure scadenti, non dar adito a uno spirito contrariato, infastidito, distratto, incurante, e quando prepari una minestra di fiordilatte non dar adito a uno spirito gioioso, eccitato, compiaciuto, estasiato.

Se fin dall’inizio non vi è bramosia, perché mai vi sarebbe un giudizio negativo? Anche se ti trovi di fronte qualcosa di rozzo, ebbene non essere assolutamente negligente, anche se incontri qualcosa di minuscolo, ebbene ancor più impegnati con dedizione.

Non andare emotivamente dietro alle cose modificando il tuo spirito (in base a esse), non cambiare le tue parole a seconda delle persone (che incontri).
Questo non è consono alla persona della Via del risveglio.
Stimola la tua intenzione, raggiungi il cuore, aspira a superare in purezza gli antichi, a oltrepassare gli anziani predecessori senza il minimo divario.
(Versione letterale dal giapponese inedita di J.Forzani. Scarica il testo con le note)

[1] Hōōsatu il tempio del Re Gioiello (il Prezioso Re, un appellativo di Buddha – sanscr. rāja-ratna DDB).  
[2] ichimijin una particella di polvere (un atomo, la particella più piccola, un frammento dell’universo – sanscr. eka-rajâgra – DDB)
[3] tendaihōrin la grande ruota del dharma (termine onorifico per gli insegnamenti di Buddha.


7.   Mentre si applica assiduamente a preparare le varie cose ordinarie, non le guarda con occhi ordinari. Il suo pensare non attinge a sentimenti ordinari.

Tenendo tra le dita un solo stelo e una sola foglia, costruisce un magnifico tempio regale; dentro un minuscolo granello mette in moto la ruota del grande insegnamento [1].

Vale a dire, per fare un esempio, quando prepara una zuppa di erbe selvatiche, non nutre alcun sentimento di disgusto e di disprezzo verso alcuna cosa; per altro, quando prepara un zuppa con fior di crema, non dà adito a sentimenti quali ballare dalla gioia e trasalire dalla contentezza.

Se all’origine non vi è alcun attaccamento, può alcunché trasformarsi in cosa ostile? Così, allora, anche se gli capita tra le mani qualcosa di rozzo, non cede assolutamente ad alcuna negligenza; se anche gli capita di trattare qualcosa di minuscolo, attua il massimo di dedizione.

In nessun caso il cuore deve mutare, trascinato all’inseguimento delle cose. Se il cuore muta inseguendo le cose, se le parole cambiano a seconda delle persone, questo non è assolutamente il comportamento della persona della Via.

Con volontà audace e intensa determinazione deve aspirare a superare gli antichi in purezza d’intenzione e a oltrepassare i maestri anziani nella cura alle minime cose.
Chi nella Via attua questo comportamento del cuore, ne trae profitto per il proprio corpo. Gli antichi, per esempio, se avevano tre soldi, facevano una zuppa di erbe selvatiche; ora noi, con tre soldi, prepariamo una zuppa alla crema. É difficile comprendere perché.
(Versione del volume “E. Dogen, La cucina scuola della via, EDB, 1998”)

[1] L’espressione ha origine da una risposta del sesto patriarca cinese, Daikan Eno (Hui Neng; 638-713), che è il padre di tutte le scuole dello Zen cinese. Richiesto dal monaco Hotatsu (Fa ta) sul significato della pratica della recitazione dei sutra, ed in particolare del Sutra del loto – Hokke kyo, la cui recitazione era considerata fonte di beneficio, rispose: “Quando la mente è illusa è fatta girare dal sutra, quando la mente è risvegliata fa girare il sutra”. Qui Doghen estende il concetto alla realtà concreta: essere mossi dalle cose e muovere le cose sono due aspetti dell’unico movimento della vita.


7. Bisogna far attenzione a non vedere le cose con occhi ordinari e sentimenti ordinari. Ma guai a fraintendere il significato: la più ordinaria delle visioni, il più ordinario dei modi di sentire è disprezzare ciò che è ordinario per valorizzare lo straordinario: separare il sacro dal profano, adorare il primo, disprezzare il secondo.

Questa è proprio quella mentalità ordinaria che si deve evitare: pensare che sia da ricercare un altro mondo fatto di cose non ordinarie, e non una visione non ordinaria della normale realtà quotidiana. É l’errore tipico del religioso, che dovrebbe essere nel mondo senza essere del mondo: spesso invece vive fuori dal mondo, mentre gli appartiene completamente, per il modo di sentire e di valutare.   

La mentalità non ordinaria è proprio quella che vede nelle cose apparentemente insignificanti la meraviglia e la maestosità della vita. Chi ha visto un ciuffo d’erba dopo aver attraversato un deserto, sa che in quel verde brilla tutta la vitalità del cosmo.

Se la nostra visione non è viziata da pregiudizi e preconcetti, ogni cosa appare per quello che è e non desta particolari sentimenti di ripulsa o di smodato attaccamento. Non si tratta di non riconoscere le caratteristiche delle cose e delle persone: si tratta di non discriminare.

Chi cambia il suo atteggiamento a seconda della persona che ha di fronte o dell’incombenza che gli tocca, non è una persona della via. Questo non vuol dire avere un comportamento uniforme, che vada bene per tutte le occasioni: vuol dire essere sinceri e diretti e non agire per convenienza. Solo così saremo all’altezza dei nostri predecessori, anzi, li supereremo. Ciò è indispensabile perché la Via non declini.

Infatti, è vero che, nel momento in cui una persona si dedica veramente al cammino religioso, riversa in esso tutte le sue energie e le sue potenzialità, e ogni confronto e paragone è fuori luogo e fuorviante. Se ognuno dà il massimo, è per ciò stesso il massimo. Nello stesso tempo, però, se un discepolo non supera il maestro, non è un vero discepolo e il maestro non è un buon maestro: se un discepolo non diviene a sua volta maestro, la via si blocca.

Il superamento del maestro da parte del discepolo non è un fatto di confronto fra le capacità dei due: su questo piano un discepolo non è più del maestro, e non si smette di essere discepoli del proprio maestro così come non si smette di essere figli del proprio padre.

Però a un certo momento il maestro, così come il padre, scompare nella sua funzione specifica: e proprio il non esserci più del maestro permette al discepolo di divenire a sua volta maestro con un proprio stile, se ha assimilato ciò che gli è stato trasmesso.

Esaurita la trasmissione da persona viva a persona viva, i maestri del passato diventano gli antichi, cioè esempi depurati dalle caratteristiche caratteriali, rappresentanti dello spirito della Via: in questo senso sono dentro di noi, operano all’interno di noi stessi. Superarli vuol dire dare vitalità con la propria vita a quello stesso spirito che li ha animati: il superamento consiste nel fatto che ora tocca a noi.
(Ristesura in forma libera e commentata di Jiso Forzani: dal volume citato)  

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7 commenti su “Tenzo Kyokun: non guardare all’ordinario con occhi ordinari [8]”

  1. Molti passaggi importanti:
    “Nel preparare tutte le varie cose ordinarie, non guardarle con occhi ordinari”;

    “Non andare emotivamente dietro alle cose modificando il tuo spirito (in base a esse), non cambiare le tue parole a seconda delle persone (che incontri).”;

    “Non si tratta di non riconoscere le caratteristiche delle cose e delle persone: si tratta di non discriminare.”;

    “Il superamento del maestro da parte del discepolo non è un fatto di confronto fra le capacità dei due”;

    “Superarli vuol dire dare vitalità con la propria vita a quello stesso spirito che li ha animati: il superamento consiste nel fatto che ora tocca a noi.”

    Un compendio di insegnamenti fondamentali.

  2. Diversi i passaggi significativi in questo post. Con un po’ di sofferenza leggo in particolare questo :”… se le parole cambiano a seconda delle persone, questo non è….”
    Si rimanda a condizionamenti che vivo e vedo, ma difficili da superare.

  3. Guardare all’ordinario con occhi ordinarie è applicare la logica del giudizio, del preferire, del selezionare.

    In tal modo modo noi perdiamo la neutralità perché ci identifichiamo ora nello spirito irritato, ora nello spirito gioioso.

    Così noi agiamo nel mondo dominanti dal giogo delle passioni.

    D’altra parte, guardare l’ordinario con gli occhi del non ordinario, del non comune, significa non abbandonarsi al gioco dell’opposti e dunque delle preferenze.

    Non c’è nulla di preferibile, occorre andare oltre questa logica: la Vita è ciò che accede ora, tutta, indivisa.

    Lo sguardo non ordinario trasforma tutto in processo e relazione interni alla totalità della Vita, processo e relazione in cui noi siamo chiamati a rivestire la nostra parte con tutto noi stessi.

  4. Non guardare le cose con occhi ordinari ma considerare ogni cosa straordinaria in sé. Ogni cosa è la pupilla dei nostri occhi. Nel contempo mantenere un atteggiamento neutrale.
    Interessante la spiegazione di Forzani di cosa significhi che il discepolo supera il maestro.

  5. Mentre prepari una zuppa buona non ti eccitare ,
    Mentre prepari una zuppa semplice non annoiarti…
    Questo paragone si può fare non solo con la zuppa ma va applicata ad ogni cosa…

  6. Il non attaccamento svela l’abbondanza che mi circonda, lo straordinario dell’ordinario…così come ci hanno mostrato i nostri predecessori che siamo chiamati a superare.
    Il superamento consiste nel fatto che ora tocca a noi. Già!

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