I fatti della vita: né positivi né negativi (in merito a Tenzo Kyokun 6)

Non discutere sulla quantità, poco o tanto che sia, degli ingredienti ricevuti secondo le disposizioni del kusu. Senza curarti di infimo o eccellente, solo mettiti all’opera con energia e diligenza.

È l’atteggiamento che orienta le nostre vite: il fatto che viene non è né positivo, né negativo, è un fatto, va affrontato.
Ne coglieremo la duplice veste:
– quello che ci insegna, nelle logiche del divenire;
– quello che è, nella logica dell’Essere che richiede la sua contemplazione senza l’aggiunta di altro.

Con impegno trattieniti dall’esprimere sul volto e disquisire a parole sulla poca o tanta quantità degli ingredienti.

Eviteremo non solo di alimentare il pensiero su ciò che ci sta accadendo, ma anche di sviluppare tutta la rappresentazione abituale fatte di espressioni e gesti che esprimono il nostro disappunto.
Il pensiero non verrà alimentato e non alimenterà alcuna rappresentazione: la non rappresentazione faciliterà il tenere a bada l’affacciarsi del pensiero.

Il giorno finisce, passa la notte, le cose vengono a stare nel cuore, il cuore ritorna a stare nelle cose, uno con tutto l’altro pratica la via con energia e impegno.

Tutto è integrato nel ritmo esistenziale del vivere: il poco come il tanto, lo scadente come l’eccelso, ciò che gradiamo come ciò che ci produce disappunto: tutto è relazione, processo e contemplazione e tutto viene a riassumersi in una esperienza unitaria che tiene assieme il giorno e la notte e tutto ciò che nel loro corso accade fuori e dentro di noi.

«Quando fai cuocere il riso, sappi che il coperchio della pentola che lo cuoce è la tua testa, l’acqua che lo lava è la linfa del tuo corpo».

Passo dal significato inequivocabile.

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7 commenti su “I fatti della vita: né positivi né negativi (in merito a Tenzo Kyokun 6)”

  1. Vivere l’unità è allenarsi ad andare nella vita superando l’atteggiamento del positivo e del negativo, del preferibile e del detestabile.

  2. Affrontare i fatti, a volte con neutralità, altre volte con coinvolgimento emotivo. È un accadere anche quest’ultimo.

  3. Non alimentiamo alcuna espressione di disappunto…
    Perché così facendo non alimenteremo il pensiero
    Il pensiero non ci impedirà di alimentare reazioni provocate da esso…

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