Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Quando l’altro ci delude

Un caro amico, e una colonna di questo cammino, mi faceva notare quanto pesante gli rimane reggere il limite di alcuni compagni di viaggio che in certi frangenti si mostra in tutta la sua portata.
Come dargli torto? Non gli darò torto, è così, è dura. Ma perché è dura? Per un complesso di ragioni.
1- Perché in noi, perlomeno in quelli che sono più a contatto con la propria natura, è evidente che tutti procediamo insieme e, per farlo, abbiamo bisogno che ciascuno faccia la propria parte. Se tu non fai la tua, non solo a me tocca anche la tua, ma l’organismo, qualunque esso sia, viene ostacolato, rallentato e appesantito nel suo procedere.
2- Perché, se io ci metto intenzione e dedizione, mi rimane difficile non accorgermi della tiepidezza del tuo impegno.
3- Infine perché, se hai accettato di far parte di un procedere assieme, qualunque e in qualsiasi ambito sia, mi rimane incomprensibile come tu non possa vedere ciò che l’officina comune ti sta indicando, svelandoti nelle tue reticenze e passività, o negli opportunismi che non ti neghi.
Sul primo perché, c’è poco da dire: la reticenza, o renitenza, dell’altro è un peso per tutti.
Sul secondo e terzo perché, c’è invece da discutere.
Se io ci metto intenzione e dedizione, è a queste che devo guardare, queste che devo coltivare e rendere costanti e affidabili nel tempo: posso vedere il tuo limite, ma non fermarmi su di esso. Quello parla di te, e forse di me e mi interroga non sul tuo fare, o esserci, ma sul mio fare ed esserci.
Altrimenti, focalizzandomi su di te, non solo divento il tuo giudice, funzione alla quale nessuno mi ha delegato, ma mi distolgo dalla mia motivazione, dalla concentrazione necessaria, dalla consapevolezza del mio procedere.
Il tuo limite diviene allora motivo di giudizio reiterato ed anche di una qualche forma, più o meno mascherata, di orgoglio e di presunta superiorità: la consapevolezza del mio limite, mi tiene radicato alla realtà dei fatti e del mio procedere che mai è perfetto.
Alla base di tutto questo c’è, certamente, una aspettativa: cosa mi aspetto da te? Puoi essere diverso da quello che mi mostri? Devi essere come me? Perché, io posso fungerti da modello? Oppure tu non puoi che mostrarmi quello che mi mostri e allora bisogna che la mia aspettativa si adatti a quello che sei, non a quello che vorrei. Non sei come ti vorrei? Ah!
Se tu hai deciso di far parte di una officina comune, e se oggi mi mostri il tuo limite, mai io debbo dimenticare che il mio limite è a te ugualmente visibile e ciò che io rimprovero a te, in altre forme e su altri contenuti, tu puoi rimproverare a me.
Il procedere assieme mette a nudo le rispettive cecità: una delle caratteristiche dell’umano è che è cieco come una talpa e tutto il suo procedere esistenziale non è che un acquisire la capacità di vedere l’ovvio. Non di vedere lo straordinario, che nulla è straordinario, di vedere l’ovvio.
Ad esempio, quando l’umano esce dalla cecità, scopre che tutto è Uno e scopre anche che questo è ovvio, verità banale e scontata.
Non avendo noi, ad un certo punto del nostro cammino nel sentire, più alcuna scusante per il nostro giudicare, possiamo solo disporci ad imparare da ciò che l’esperienza della delusione indotta dall’altro ci dice.
E allora, cosa ci dice di noi?
Partendo da questa analisi delle sfumature e delle ragioni profonde della delusione, potremo arrivare infine all’esperienza della compassione per noi e per l’altro; compassione che abbraccia il limite e lo tiene ben in vista affinché nessuno di noi dimentichi che siamo qui perché limitati, che viviamo per accogliere e dunque superare il limite, che alla fine non c’è più né limite, né non limite e che il tutto è reso possibile dall’asino che ci sta a fianco e da quello che raglia dentro di noi.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
Newsletter “Il Sentiero del mese”  |  Novità dal Sentiero contemplativo, community
Ricevi una notifica quando esce un nuovo post. Inserisci la tua mail:

 

 

PrintFriendly and PDF

Post con argomento simile

  • Il tentativo di piegare l’altro a sé Il tentativo di piegare l'altro a sé: le varie forme di seduzione operano questo. Molta parte del sistema educativo e della stessa formazione spirituale e religiosa, manipola l'altro con […]
  • Ciò che incontro attraverso te Ciò che incontro attraverso te non è altro che ciò che devo apprendere. Ciò che la coscienza genera attraverso me e attraverso te, è l'oggetto del mio apprendere. Tu sei lo strumento, il […]
  • Accettare di stare in relazione Dice Nicoletta nel commento al post Oltre la paura, il gioco: "A lui pensa la vita". Forse la vita pensa attraverso noi? Cioè voglio dire, noi forse siamo strumenti affinché la vita possa […]
  1. Sorrido pensando all’ evoluzione di certi rapporti…grazie !

  2. già, peccato che ben poche persone hanno la voglia e la disponibilità a guardare dentro se stessi e a farsi un minimo di esame di coscienza, più facile guardare fuori e puntare il dito ….
    (buon compleanno per domani…)

  3. Bellissimo come il post indirizzi verso quello che comunemente si pensa (punti 1-2-3) per poi “smontare” il tutto e rendere accogliente quello che sono i limiti personali.
    Questo contesto si può applicare in tutti i cammini che intraprendiamo.
    Grazie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *