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Sentire assoluto e relativo

Nella sezione Domande e risposte, Marco pone una domanda piuttosto elaborata che sintetizzerei così: “Perché mai l’Assoluto deve manifestare il suo sentire assoluto attraverso dei sentire relativi, quando anche noi, in una incarnazione esprimiamo il nostro sentire più ampio conseguito?” Se volete comprendere meglio la questione, leggete comunque la domanda di Marco.
Mi sembra di capire che Marco si chieda perché mai, se l’Assoluto ha sentire 100, debba esprimere il sentire 1, il 2, il 3 e via dicendo.
Il realtà, se guardiamo la cosa dal punto di vista dell’essere, l’Assoluto manifesta solo ed esclusivamente il sentire 100. Se la guardiamo dal punto del divenire, allora vediamo scorrere tutti i sentire da 1 a 99 che lo compongono.
Ogni essere vivente, se è contemplato in sé, se osservato con la comprensione dell’Essere, quindi indipendentemente dall’ampiezza del sentire che ha conseguito – che a questo livello è irrilevante – è perfetto, Totalità in atto.
Se osserviamo invece l’essere vivente dal punto di vista del divenire, non vediamo altro che lo scorrere della rappresentazione dei sentire dall’1 al 99: la successione logica dei sentire relativi che costituiscono il sentire assoluto, genera il divenire.
Il sentire assoluto non diviene ma, contenendo in sé tutti i sentire relativi e gli innumerevoli gradi di questi, contiene in sé, in potenza, tutto il divenire, tutti i sentire, tutte le vite e i fatti delle vite.
Non è l’Assoluto, Marco, che genera i fatti di Nizza, ma sono i fatti di Nizza che sono contenuti nell’Assoluto: il grado di sentire relativo che li ha generati, è parte della successione logica dei sentire relativi.
Come si crea la realtà? Ogni grado di sentire relativo genera, attraverso i corpi transitori, le scene coerenti con il suo grado.
Una precisazione: l’umano, in una incarnazione, non manifesta il massimo grado di sentire conseguito, ma solo quella porzione che ha bisogno di essere indagata.
Molto spesso, se non sempre, nelle nostre vite non esprimiamo quello che è il nostro vero sentire, ma solo quello che ancora non è compiuto, che ha bisogno di dati e di approfondimenti: quindi, in vita, appariamo più limitati di quanto in realtà siamo.


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  1. Ok, adesso è chiaro. Il grado da indagare è sempre quello immediatamente successivo a quello raggiunto, quindi se è raggiunto il grado 50 è il 51 che viene indagato, ma magari il 40, pur essendo stato precedentemente conseguito può rimanere per così dire latente, non manifestarsi. Forse è questo uno dei motivi per cui il comportamento umano è spesso contradditorio: magari manifestiamo in un ambito un sentire di una certa ampiezza e poi ci perdiamo in un altro, che dal punto di vista logico dovrebbe precedere il primo nel processo di strutturazione della coscienza, perché pur avendo acquisito il grado di sentire corrispondente non lo manifestiamo.

  2. Il grado 40 non deve essere indagato, il grado 51 lo deve.
    Ma può non essere di alcuna necessità, per la coscienza, in una incarnazione manifestare il grado 40..

  3. Grazie! Adesso è un po’ più chiaro. Almeno fino al prossimo dubbio.
    Più difficile, invece, immaginando il processo di strutturazione della coscienza per tappe progressive, comprendere come “l’umano, in una incarnazione, non manifesta il massimo grado di sentire conseguito, ma solo quella porzione che ha bisogno di essere indagata”. Mi spiego: se è stato raggiunto il grado 50, come è possibile che il grado 40 debba essere ancora indagato? Forse il processo di strutturazione avviene diversamente…
    Magari questo sarà l’oggetto di un’altra domanda…
    Grazie del tempo che ci doni.

  4. Complesso…grazie anche a Marco per avere sollevato la questione!

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