Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Le domande necessarie

Dice Caterina: Come essere umano ho tanti limiti e non posso decidere gli accadimenti. Farsi troppe domande su quello che ci succede é abbastanza inutile. E comunque é sempre l’accadimento perfetto per noi. La mente fa casino: “Perché è successo? Perché andavo di fretta? Bla bla…” Senza il casino ci sono solo i fatti che accadono. Cos’è il libero arbitrio?
– Il fatto che ciò che accade sia perfetto per noi non significa che non debba interpellarci.
– Certo, se non ci poniamo domande, ci sono solo i fatti, ma è questo un atteggiamento giusto?
– Non ha forse una sua funzione il domandarsi della mente?
Quel che accade è perfetto per noi significa che è generato dal nostro sentire e sperimentato dalla nostra identità, quindi totalmente interno alla nostra rappresentazione e funzionale ad essa.
Il sentire genera in relazione alla sua ampiezza: ciò che genera non è inscritto in alcun destino, è il frutto logico delle comprensioni acquisite.
Se questo hai compreso, questo puoi vivere. Se qualcosa di più ampio hai compreso, maggiori scelte hai nel vivere.
L’ampiezza del compreso determina il ventaglio di possibilità e di libertà che hai nel vivere.
Una persona che ha un grado di comprensione 50, farà scelte coerenti con quel grado; una persona con grado 20 da esso sarà condizionata.
La persona con grado 50 non farà scelte di grado 20. Il libero arbitrio è sempre relativo al sentire conseguito, è questo che genera le scelte.
Non c’è alcuna lotta tra il bene e il male e l’umano perennemente intrappolato in essa: se hai superato buona parte del tuo egoismo, non ti comporterai da egoista.
Il libero arbitrio è la variabilità di scelta di una identità all’interno delle possibilità stabilite dal sentire conseguito.
Non porsi domande è un lusso che lasciamo agli animali e agli iniziati: tutti quelli che stanno tra questi due estremi si pongono domande e queste indicano comprensioni non mature su cui è necessario il discernimento, la riflessione, il senso di colpa.
L’esercizio della consapevolezza porta a porsi domande e queste conducono alla crisi ed essa genera sempre condizioni nuove: questo è il procedere dell’umano, sempre. In questa fase, tra l’animale e l’iniziato, non porsi domande significa compiere una macroscopica azione di rimozione la cui conseguenza sarà l’andare nella vita inconsapevoli sbattendo, facendosi e facendo male.
La mente pone domande non perché è maligna, ma perché quella è la sua funzione e la esplica fino a quando nel sentire non ci sono comprensioni mature, finché il processo del comprendere non è giunto a termine.
Siccome quel processo dura fino all’ultima incarnazione, in vario grado, tutti si pongono domande, anche se altro raccontano a coloro che amano ascoltare le favole.


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