Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La realtà senza senso

Passano gli anni come le immagini del paesaggio viste da un finestrino di un treno in corsa.
Nulla di quello che scorre puoi trattenere: alla fine del viaggio, se non sei stato consapevole, se non ti sei lasciato modellare da quello che accadeva in te e nel piccolo ambiente attorno a te, cosa ti rimane?
Scorrono senza sosta i pensieri e le emozioni e il seguirli ci svuota; si ripetono le azioni e le esperienze e la routine ci consuma.
Vuoto di senso è il vivere.
Ci diciamo che vivere è imparare: si, certo, fino ad un certo punto è così, ma poi? Cosa c’è oltre l’imparare?
Perché non c’è solo l’imparare: c’è, dopo, l’assenza di senso della realtà che ci attende.
Attribuire un senso al reale è uno dei compiti del’identità: così è nel divenire, così appare nella concatenazione dei fatti e delle cause, ma questo è solo il primo livello della realtà.
Il livello successivo, quello che non diviene, cosa produce nell’umano?
La perdita di senso, la necessità di attraversarla accogliendola e vivendola, l’aprirsi di un altro orizzonte contrassegnato non dal senso, né dal non senso, ma dall’essere.
L’essere è la perdita di tutto ciò che l’umano ha creduto e sperato, su cui ha cianciato senza fine e, nonostante sé, a cui si è preparato dalla notte dei tempi.
Infine confluiamo in uno spazio d’esistere in cui la realtà non ha alcun senso, noi non abbiamo alcun senso, l’altro non ha alcun senso.
Può esserci vita quando muore la dimensione, l’esperienza del senso?
Quella che conosciamo è la vita, o la sua rappresentazione? La risposta è semplice, è la sua rappresentazione.
Oltre la rappresentazione c’è questo di cui parlo che nulla ha a che fare con la vita e il vivere: l’essere, che tutto questo precede, è di altra natura e non ha scopo alcuno, semplicemente accade.
Siamo disposti a risiedere nel semplicemente accade?
Amici sinceri chiedono di sperimentare oltre il divenire, oltre l’imparare, oltre il conoscere, divenire consapevoli, comprendere.
A volte vorrei dire loro: ma siete sicuri di voler andare a vedere? Sapete che cosa chiedete?
Oltre il circo dei fenomeni e delle reazioni dei corpi alle prime esperienze di quei mondi e di quell’essere, non c’è quello che vi aspettate, c’è la totale scomparsa dell’umano, un mondo vasto e pregnante che richiede altre strutture interiori e corpi diversi per essere sperimentato.
Siete certi di volere perdere tutto l’umano, di avere gli strumenti per inoltrarvi in quell’abisso che travalica ogni senso e impone passi che non hanno ritorno?


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  1. sì la vita si svuota di senso..
    rimane un involucro,il vecchio personaggio..
    gli attori attorno continuano la recita e ti chiamano a rispettare un copione che non hai più.intenerisce il loro cercare ancora qualcuno dove c’eri tu..un marito che torna a casa posando sul tavolo i cibi che un tempo la moglie amava..sbuccia meloni,riempie ciotole di ciliegie..ma tutto rimane lì.la cerca anche così,non trovandola da nessun’altra parte.
    le figlie..per chi ancora chiede rientro nei panni materni.
    ma si è definitivamente spogli di sé.insieme agli abiti cade il mondo..si sta su un ponte che poggia nel vuoto e dove non c’è un ‘dove andare..’
    sospesi in una sorta di interregno immobile..
    si sta..in solitudine..in moltitudine..
    inconsistenti.

  2. Mi sorge una domanda: coloro che hanno sperimentato quella che viene chiamata “illuminazione” (Eckart Tolle e simili) risiedono in quell’essere, nel “semplicemente accade”? Se è così il dubbio svanisce, la serenità che emanano fuga ogni perplessità.
    E a proposito dell’ultima frase….è possibile andare oltre senza avere forgiato gli strumenti adeguati? Mi viene da pensare che finché non si sono formati corpi adeguati l’attraversamento non sia possibile….sbaglio?

  3. Prendo atto. Sto. Non so

  4. Belle domande, ma ancora non ho una risposta.. Domande su chi sono e perché sono qui me ne sono sempre fatte e ho cercato risposte in molti libri o persone che come te hanno intrapreso un cammino ma nell ultimo essenziale mentre ti ascoltavo mi sono fatta un altra domanda cioè prima di iniziare a vivere come roccia e animale e poi umano io dove ero ? Ero qualcosa? E dove? Se ho avuto origine allora non sono eterna ma infinita ? Mi piacerebbe approfondire con te questa cosa con te. Un abbraccio a te che mi inviti ad andare oltre ciò che già so o penso di sapere

  5. Vivo il vuoto di senso, sento di non aver più aspettative, progetti, domande; pure ancora sono immersa nel film, come un bravo attore che recita seriamente la sua parte ma il coinvolgimento emotivo è molto ridimensionato. E’ come se fossi in mezzo a un guado: ho lasciato un riva ma sono lontana dal raggiungere l’altra.

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