Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Non ha un senso, accade.

“Ma se l’assoluto non è nel divenire a chi e a che giova tutta questa rappresentazione che poi ci starebbe portando verso l’assoluto stesso?”
E’ una questione che l’uomo dibatte da sempre. Non ho una risposta, ho quel poco che ho compreso.
L’atteggiamento contemplativo ti conduce a percepire e vivere la vita come semplice fatto, puro accadere; ti porta oltre la domanda e la ricerca di senso.
Se cerchiamo una risposta sul piano della mente e dell’intelletto non la troveremo perché la realtà dell’Assoluto si esprime ben oltre ciò che l’intelletto può comprendere, pur essendo anche intelletto.
Nella mia esperienza ho notato che le domande tendono a morire: vivo un fatto, un accadere, e lo accolgo per come è, non mi riesce di aggiungere altro, se non sono identificato. Nell’accoglienza senza commento di quel fatto si apre uno spazio senza fine, l’esperienza di un essere, di una essenza, che non posso che definire come vastità infinita: ogni fatto, di qualunque natura, vastità infinita.
Quella vastità non diviene, è. Senza tempo, ma non immobile. Il tempo è una delle sue caratteristiche, uno dei modi in cui si manifesta, ma innanzitutto, all’origine, è, essere che è.
Qual’è il senso logico del divenire? Non si può isolare il divenire dall’essere: l’essere non può che contenere, essendo totalità – altrimenti non sarebbe essere infinito – il divenire; il divenire non può che contenere l’essere, in quanto il parziale, la successione temporale, apparentemente parziale, mai può frantumare ciò che è indivisibile, può cogliere un frammento, ma non scindere un insieme.
Considerare, logicamente, che l’Assoluto possa frammentarsi nel divenire, è un non senso: l’Assoluto appare alla percezione in divenire, è un’altra cosa.
La natura della realtà mai diviene, semplicemente è.
Perché all’umano, al manifestato, appare in divenire?
Non è l’unico volto della realtà che appare, è uno dei volti percepibili. Fino ad un certo punto del cammino per noi, è divenire: da un certo punto in poi no, non è più così, la realtà si presenta a noi come essere.
Cosa è cambiato? Il nostro sentire, la percezione interiore della realtà: di divenire in divenire, di gioa in gioa, di dolore in dolore, qualcosa di nuovo è sorto in noi e si è dischiusa la dimensione del presente, dell’adesso, dell’accadere, dell’essere.
Se guardi, noi affrontiamo tutti i volti dell’essere interpretandoli e vivendoli come divenire, ma sono stati dell’essere: viviamo la separazione, la frantumazione, il perderci in mille modi. E viviamo lo stare, il risiedere, l’essere, in mille modi.
Quello che a noi appare come divenire altro non è che un volto dell’essere che ci appare in quella forma perché non è ancora germogliato un nuovo modo di percepire: l’Assoluto è sempre Assoluto e mai diviene, ma a seconda dell’ampiezza del nostro sentire noi lo percepiamo come eterna immanenza o come elemento che diviene.
Il divenire stesso del nostro sentire fa parte di questo gioco: un sentire assoluto non può che contenere dei sentire relativi. I sentire relativi, se contemplati come fatti sono assoluti, se colti in successione temporale divengono fotogrammi di un film.
Qual’è il senso del film? La consapevolezza, direi. Non la condizione perché si sviluppi la consapevolezza, ma la consapevolezza in sé: se guardi attentamente, ieri eri consapevole di qualcosa, oggi di altro. La consapevolezza di ieri è la piattaforma su cui appoggia quella di oggi. Il sentire di ieri apre la possibilità al sentire di oggi. Ma ieri c’era consapevolezza di un certo grado, ovvero sentire di un certo grado; oggi c’è consapevolezza-sentire di altro grado; domani di altro ancora.
Il film non è altro che infiniti stati di consapevolezza-sentire: attraverso le rappresentazioni che chiamiamo vita l’uomo, l’animale, il vegetale, il minerale non vivono altro che la natura dell’Assoluto in atto.
La vita non è altro che l’essere della consapevolezza-sentire dell’Assoluto. Essendo Assoluto non può che contenere tutti gli stati, tutti i fatti. Dai più dolorosi ai più piacevoli; dalla separazione assoluta, all’unità indivisibile.
Ogni cosa nostra o che accade attorno a noi, tutto l’accadere del cosmo, non è altro che Assoluto in atto, la Sua consapevolezza-sentire in atto.

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