Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La relazione con l’animale

Dice Caterina: “Ho incontrato una coppia, lui e lei si sono un po’ defilati dal mondo perché varie vicissitudini li hanno portati a pensare che l’essere umano sia fondamentalmente un essere crudele e che gli animali siano compagni più affidabili”.
Alcuni di noi fanno difficoltà a reggere l’impatto con il giudizio, la competizione, la sopraffazione: questo dipende da molti fattori, alcuni appartenenti anche alle meccaniche di base di quelle persone; altri, a volte, dalla emersione di non comprensioni che vengono portate alla luce nelle relazioni dalle quali ci si ritira perché troppo grande risulta l’impatto del non risolto.
E’ crudele la vita? E’ quel che è, mostra a ciascuno il non compreso e più la persona evita di affrontare quel non compreso, più la vita, ciclicamente glielo presenta.
Questo non ha a che fare con la crudeltà, ma con la legge del karma che governa ogni nostro passo: ogni aspetto del non compreso, quando esistono le condizioni per la comprensione, si presenta come scena del quotidiano e chiede di essere sperimentato, reso consapevole, compreso.
Alcuni di noi affrontano situazioni molto dure: è ingiusta la vita?
O quelle scene si presentano a tempo debito quando quelle persone hanno la possibilità di imparare da esse?
Perché sono così crude? Forse, e sottolineo il forse, perché altre volte quelle non comprensioni erano state presentate in maniera più morbida, ma la scelta delle persone era stata quella di evitarle. Di rimozione in rimozione, l’impatto può essere divenuto più duro, forse.
Certo è, a noi sembra, che nel quotidiano ciascuno affronta il suo e ciò che viene è sempre ciò che è necessario in quel momento: necessario al sentire, alla coscienza. In effetti, ciò che è necessario alla coscienza, potrebbe essere duro per l’identità: duro non significa ingiustificato o inaffrontabile, significa semplicemente duro.
Per evitare di giungere a dover reggere quegli impatti, bisognerebbe essere solleciti nell’affrontare di volta in volta le non comprensioni che si presentano.
Bisognerebbe non rimuovere, evitare quella superficialità, o quella paura, che ci induce a saltare a piè pari certe situazioni di apprendimento. Bisognerebbe non dimenticare mai che la vita è apprendimento e cambiamento senza fine e ciò che evitiamo oggi, ci aspetta domani.
Detto questo, va anche sottolineato quello che dicevamo all’inizio: ci sono persone che per meccaniche strutturali e vibratorie loro, debbono procedere con cautela nelle relazioni, misurare i coinvolgimenti e le esposizioni: ciascuno di noi dovrebbe aver fatto i conti con queste dinamiche e il sistema di Human Design, per quanto in mano ad analisti di dubbio equilibrio, può darci una mano.
La relazione con l’animale non ci espone a tutto questo: l’animale, per sua struttura, opera essenzialmente attraverso il corpo astrale, o corpo delle emozioni: la relazione con lui è relazione affettiva e, se è vero che può mettere alla prova tanti aspetti di noi, difficilmente ci smentirà, ci allontanerà, ci rifiuterà nei modi tanto familiari all’umano.
E’ un rifugio la relazione con l’animale? Dipende, in alcune situazioni sì, in altre no.
Una cosa è certa: non c’è persona che possa fuggire dal proprio compito esistenziale, dalla necessità di affrontare il non compreso e di esprimere il compreso.
Non sarà l’animale a tenerci al riparo da questo, ma se la relazione con esso ci rende più facile e leggero il cammino e se è per noi occasione di apprendistato della capacità d’amare, ben venga.


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  1. ‘Sto cavolo di correttore automatico fa fare degli sfondoni madornali. Scusate, devo stare più attento.

  2. In alcuni contesti trovi insieme il tagliato di teste dell’isis e quello si preoccupa se con una parola può aver offeso. Credo che nella relazione tra questi il secondo soffra maggiormente, almeno sino a quando non ha sviluppato certe comprensioni che gli consentono di non farsi turbare più di tanto e di continuare a lasciar splendere la propria luce, o a cantare la propria canzone. Difficile, molto difficile, ma se la vita c’è lo pone dinnanzi è per noi.

  3. Concordo totalmente con l’analisi di Roberto. Ognuno compie le scelte utili alle sue comprensioni, perciò la scelta delle due persone cui fa riferimento Caterina va letta nell’ambito del loro cammino esistenziale. Non tutti gli animali, tuttavia sono affidabili, a mio modo di vedere, lo sono quelli che hanno, da lunghissimi anni, dimestichezza con l’umano. Certo la relazione con loro è meno impegnativa di quella coi propri simili. Possiamo anche non guardare i nostri limiti e tirare innanzi, pure anche la relazione con loro, per alcuni di noi, può risultare necessaria per aggiungere comprensione: l’animale ci insegna la gioisità, l’attenzione ai suoi bisogni inespressi, la pazienza, chiede una vicinanza che non sempre siamo pronti a condividere. E’ un bello allenamento alla conoscenza di sè anche il rapporto con un animale.

  4. Grazie robi! Ricordo che la prima volta che ho deciso con lucida consapevolezza che era l’ora di cominciare ad aprirmi verso l’altro, cercando d’imparare un minimo di gratuità, presi due piccole gattine, e la promessa interiore fu chiara: me ne sarei sempre occupata. Così è stato, adesso non ci sono più, ma nei miei vari traslochi per lavoro, loro e tutte le loro esigenze erano con me! Ho imparato tanto, ma certo è stato solo l’inizio…
    Una cara amica di alcuni anni fa era solita dirci: “Cari ragazzi cercate di fare gli orali altrimenti la vita (coscienza) vi manda gli scritti!”. Ero giovinciella allora ma queste parole le compresi subito e ne colsi la veridicità, mi resi conto che non si scappa!

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