Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Dai bisogni al servizio

Nella via interiore è come nella vita: le persone sono piene di bisogni e di domande.
Man mano che sperimentano e comprendono, le domande si diradano e i bisogni divengono più sottili e discreti.
Infine viene una stagione in cui le domande smettono di sorgere e i bisogni sono prossimi allo zero.
Allora possono accadere tre cose piuttosto diverse tra loro:
– la persona si distacca dal cammino fino ad allora percorso, per dedicarsi al piccolo quotidiano, alle piccole cose che oramai riconosce come l’unica realtà che accade nel presente;
– la persona abbandona il cammino seguito e in poco tempo si inserisce in un altro, essendo in lei rimaste domande e bisogni non superati;
– la persona non più mossa da una motivazione propria, vede dentro di sé sorgere la possibilità di servire il cammino altrui.
Questa terza possibilità è quella che in maniera più marcata sottolinea la perdita di centralità del soggetto: fino ad un certo punto era importante imparare e ascoltare i propri bisogni, essi erano il centro e il resto la periferia. Noi avevamo bisogno di imparare e il cammino era la situazione che poteva soddisfare il nostro bisogno. Noi eravamo al centro.
Ad un certo punto, come frutto di un processo, la nostra centralità perde la sua importanza e sorge in noi la consapevolezza che il cammino non è finito ma tende a ridefinire la nostra collocazione, ci provoca a ridefinirla: da fruitori possiamo divenire servitori; dalla nostra centralità possiamo passare alla centralità dell’altro; dalla realtà piegata al nostro bisogno, alla collaborazione perché altri possano affrontare la loro realtà.
E’ un cambio di prospettiva considerevole, reso possibile dal germogliare dell’esperienza dell’amore nell’intimo di chi la vive: del cammino diveniamo colonne non perché vi portiamo il nostro esserci, ma perché lo serviamo.
Liberi dai nostri bisogni il cammino per noi continua nella gratuità del servire.


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  1. Non avevo mai osservato il morire delle domande da tutti e tre i punti di vista. Credo di appartenere alla prima categoria di persone perchè, anche se a volte non sono stata fruitrice ma propositrice, non l’ho fatto in un’ottica di servizio ma di necessità, dunque ancora spinta dall’ego. Credo, tuttavia, che anche chi si dedica al piccolo quotidianoo, per mantenere la propria centralità, abbia bisogno ogni tanto del confronto con l’altro, col compagno di cammino, per tener viva la propria consapevolezza.

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