Bisogni, desideri e loro superamento

L’umano è qualificato dall’avere bisogni e desideri, ovvero dalla necessità di soddisfazione nel presente e dalla sua proiezione nel futuro.
Se togliamo bisogni e desideri, dell’umano non rimane molto.
E’ questo un argomento che ho trattato più volte ma sul quale ritorno, perché mai abbastanza è chiarito.
Esistono bisogni e desideri del corpo fisico, del corpo emozionale, di quello mentale e della coscienza.
Cosa sorge dalla coscienza come bisogno e desiderio? Niente, in quei termini, perché la coscienza non ha bisogni e desideri ma, essendo il terminale dei corpi spirituali che in ampiezza di sentire la precedono, è di essi il capolinea, il corpo deputato ad articolare un’intenzione che sorge a monte, che lei interfaccia e decodifica conducendola a rappresentazione tramite i suoi tre veicoli transitori: la mente, l’emozione, il corpo fisico – azione.
I corpi spirituali che riversano la loro intenzione nel corpo della coscienza, essenzialmente portano una gamma di sentire molto vasta – il sentire che costituisce la natura dell’Assoluto – e, attraverso la coscienza, rendono il sentire assoluto, relativo; la dimensione senza tempo, tempo; l’infinita unità, frammento.
Ciò che non è diviene ciò che è attraverso il passaggio dall’Essere al divenire: la coscienza è l’interfaccia che questo rende possibile, così come un contenuto digitale, o un software, diviene percepibile ai sensi attraverso vari passaggi che si completano nella stampa di un documento, o nell’azionamento di un robot.
La coscienza ha il software che la guida e la finalità principale di quel programma è: sviluppare attraverso il molteplice la consapevolezza e la comprensione della realtà unitaria dell’essere.
Questo programma di fondo, questo archetipo permanente, si articola in diversi archetipi transitori condizionati dalle epoche storiche, dalle culture, dal genere del soggetto incarnato e da molti altri fattori: gli archetipi transitori sono l’orizzonte dei bisogni e dei desideri che l’umano conosce.
Più precisamente: gli archetipi transitori organizzano e direzionano la vita di desiderio propria del corpo astrale.
Dagli archetipi transitori, dalla loro sperimentazione e frequentazione, si può risalire all’archetipo permanente: dalla divisione all’unità, dal frammento al tutto, dal perdersi al trovarsi.
Come sempre diciamo, il solo sperimentare l’umano conduce al suo superamento, all’esperienza della condizione unitaria.
Ora, quando siamo prigionieri di bisogni e desideri cosa dobbiamo fare?
La prima questione è: ci pesano?
Perché se non ci pesano, il problema non c’è: quello è il nostro mondo, in quel modo impariamo ed è inutile problematizzare ciò che è semplice.
Se invece ci pesano, allora la questione è diversa: pesano a chi? All’identità che è nella morsa di una morale?
Allora il problema va risolto tra quella identità e la sua morale.
Ci pesano in senso esistenziale, ovvero avvertiamo che quei bisogni e desideri oramai non sono altro che cascami di un mondo interiore che in noi più non parla, ma ancora condiziona con il suo peso?
Questa è la condizione di tanti che arrivano a questo Sentiero: stanno valicando, il vecchio va scomparendo ma ancora impronta di sé l’identità che ne patisce il condizionamento.
Le persone che sono nella morsa della morale non arrivano a questo Sentiero, la loro strada è altra: qui arrivano quelli che possono ascoltare il disagio esistenziale frutto di una coscienza che va liberandosi dei vecchi archetipi transitori e che aderisce a dei nuovi più prossimi all’archetipo permanente.
Queste persone vanno superando bisogni e desideri vecchi e li sostituiscono con altri più sofisticati, o non li sostituiscono affatto: questo dipende dal loro gradi di evoluzione.
Quelli che vedono morire i vecchi bisogni e sono pronti a non aderire a nuovi archetipi-trastulli, quelli hanno davanti il deserto, la perdita, il risiedere in quel che è senza più maniglie, appoggi, consolazioni.
A che punto siamo noi?
1- All’identità prigioniera della sua morale?
2- Alla consapevolezza che il vecchio non parla più e alla necessità di qualcosa d’altro che ci parli?
3- Alla consapevolezza che niente ci parla più e che il nuovo, se è fatto di silenzio e di assenza, per noi va bene?
Sono tre stati di coscienza differenti che richiedono strategie adeguate a ciascun stato.


Se hai domande sulla vita, o sulla via, qui puoi porle.
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3 commenti su “Bisogni, desideri e loro superamento”

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