Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Il deserto nella via spirituale

Quando la mente non trova più motivo di eccitazione, allora sorge l’esperienza del deserto.
Deserto di stimoli, di proiezioni, di illusioni.
Lutto. Perduti i trastulli.
Come potremo vivere senza giocattoli?
Non potremo, sarà la morte, è già la morte! Amen.
Identificati con il canto della mente, crediamo che finiti i suoi appetiti sia finito il mondo.
Là dove comincia la vita, noi crediamo stia la sua fine.
Perché là dove comincia?
Perché il lutto della mente segna il passaggio (pasqua) del morire di un approccio all’esistere ed è la doglia del nuovo che viene.
Il deserto porta con sé diverse stagioni:
– quella della sabbia e delle pietre, della sconfitta e del lamento;
– quella della reazione e della risposta alla vita che chiama nonostante l’apparenza;
– quella dello sguardo che si fa attento, impara ad indagare il reale e trova la vita là dove prima vedeva solo assenza e negazione.
E’ per tutti il deserto?
Si, prima o poi. E’ per le menti semplici e per quelle sofisticate; per i sentire primari, come per quelli evoluti.
Ognuno ha da perdere qualcosa e da scoprire qualcos’altro che non vede.
Fino alla fine, intendendo per fine l’Assoluto, l’unico che non impara.

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