Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Non lamentarsi più, non lamentarsi mai

E’ una lotta tra sé e sé: di fronte alle difficoltà, agli inciampi, alle innumerevoli e imprevedibili variabili che nel quotidiano si presentano, la mente/identità si piega su di sé e inizia il rosario della vittima.
Va vista in quel ripiegamento, non va assecondata, va lasciata cadere la disposizione che va generandosi.
Va lasciata cadere e basta, subito, senza scuse. Sempre.
Se c’è un problema lo risolvi, ma non ti lamenti.
Se nella vita qualcosa si è messo di traverso, lo affronti, lo risolvi se puoi, altrimenti lo tieni. Senza aggiunte.
Da questa inclemenza con “la vittima in sé” nasce una nuova forza, una determinazione capace di guardare le situazioni per quel che sono, possibilità, e di trovare le forze per affrontarle.
Lamentarsi è indebolirsi, infiacchirsi; tacere e affrontare ciò che si presenta ci rende degni della nostra umanità.
Perché tutto questo? Perché ciò che si presenta all’esperienza è dalla nostra coscienza generato, non da altro, non da altri.

Immagine tratta da: http://goo.gl/XQNgpO


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