Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Nel dono dell’unità

Nella grazia dello Spirito, direbbe un cristiano.
“E’ stato per me il più intenso intensivo fra tutti quelli fatti. Ho trovato la piattaforma…finalmente l’ho compresa”. Questo scriveva Roberto D’E. stamattina quando ha mandato le foto pubblicate nel post precedente.
Ora che le forze lentamente stanno tornando, è possibile anche a me parlare dell’esperienza che abbiamo vissuto a Fonte Avellana dal 24 al 28 aprile scorsi.
Dal punto di vista del mio interiore una è stata la realtà e mai si è divisa lungo tutti i quattro giorni.
Due momenti, in particolare, sono impressi in me:
-il cambiamento di stato avvenuto in tutto l’organismo comunitario quando, in merito alla partecipazione alle lodi e ai vespri della comunità camaldolese, ho affermato che canto i salmi così come posso cantare l’elenco delle specie botaniche, o dei nomi dell’elenco telefonico: gli uni e gli altri sono i nomi di Dio, tutto ciò che esiste è aspetto e natura indivisibile di Dio, come potrei non cantare i salmi insieme a dei fratelli nel cammino?
-il secondo è l’esperienza della fondazione della comunità, il sabato pomeriggio. Non sono bravo nelle situazioni “ufficiali”, inoltre la presenza del priore temevo avrebbe intimorito la mente e invece, per due ore, è stato come essere sulle ali dell’Assoluto.

Sento che dobbiamo ancora ringraziare la comunità dei monaci e il suo priore, Gianni, per l’incoraggiamento e la benedizione delle loro preghiere, della loro intenzione, delle loro parole, della loro ospitalità.
Quando Gianni a conclusione del vespro del 27 ha augurato alla comunità nascente un fecondo cammino nello Spirito, evidente è stata la condizione unitaria che abbracciava l’intera assemblea dei partecipanti: quell’augurio è per noi come la carezza di un fratello e di un padre, la voce dell’unità che narra se stessa ed il proprio dispiegarsi.
Il ritmo delle giornate è stato, come sempre, intenso ma, ora che è possibile guardare indietro, mi sembra che fosse comunque sostenibile.
L’attività in cucina è stata il simbolo dell’unità e della cooperazione dell’organismo privo di sbavature e di individualismi. E’ interessante notare come, da un’organizzazione minimale e da una disposizione interiore allineata all’intenzione, sia scaturita anche una indiscutibile efficienza.
I passi futuri appoggiano su solide fondamenta.

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  1. …non sono nata e cresciuta in un ambiente cattolico…avendo due genitori comunistoni!!!!
    Ma posso ben dire che non mi sono mai sentita così cristiana come il giorno in cui abbiamo fondato la Comunità… Grazie Roberto e grazie Gianni….

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