Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

La realtà autentica della vita si svela nel quotidiano

Negli abissi dell’illusione si mostra la realtà.
Lo sguardo non è rivolto al santo, se non raramente.
Attraverso il mio cadere comprendo il cadere di chi mi cammina a fianco;
attraverso la mia fatica comprendo il faticare di tante esistenze;
attraverso il mio egoismo comprendo l’egoismo in sé, nella sua natura più profonda;
attraverso lo scomparire di me, vedo ogni scomparire e l’illusione di ogni esserci.
Ciò che mi svela è il mio e l’altrui cadere:
non ho bisogno né di santi, né di incensi.
La vita basta a se stessa,
quella che tutti i giorni incontro nell’officina della mia vita,
frequentata da esseri comuni con le loro tute che sanno di usato e fatica.

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  1. In effetti sento quelli a contatto coi quali cado e ricado, quotidianamente, come i più scomodi e grandi maestri-disvelatori di me. I figli in questo, ad esempio, li trovo guru infallibili! Regalano continue esperienze di visione del mio cadere e mi danno al contempo la misura del cambiamento, dell’impermanenza, dello scarto. E gli amici storici? Scomodi e irrinunciabili testimoni di cadute, memoria naturale di imperfezione. Ho molta ammirazione e gratitudine per chi sa regalare la visione del proprio cadere per quello che è, uno dei fatti che ci fanno quel che siamo, senza bisogno di camuffare o giustificare. Io non sempre mi concedo di mostrarmi, e non è che non mi veda.

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