Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Essere quel che si è

Che cosa siamo? Coscienza, gradi diversi di sentire di coscienza: dal più limitato al più vasto.
Il più limitato è ancorato a dinamiche egoiche, il più vasto si apre all’esperienza dell’amore.
Ogni grado di sentire si modifica attraverso le esperienze, nessuno nasce con un certo sentire e muore con lo stesso sentire: consapevole o inconsapevole, ognuno vive la trasformazione del proprio sentire e questo non può che ampliarsi, non regredire.
E’ fondamentale, importante, ineludibile portare a manifestazione il sentire acquisito senza timore, senza vergogna, senza presunzione.
La pantomima che tutti noi mettiamo in atto per sembrare, agli occhi nostri e a quelli altrui, diversi da ciò che siamo, avvelena i pozzi, rende il nostro quotidiano non autentico, rallenta il processo stesso del cambiare.
Siamo identità? Non c’è alcuna identità, quella che così chiamiamo è la lettura che diamo di noi in relazione a ciò che il sentire mette in atto, alla reazione dell’ambiente, al modello e all’immagine di sé desiderata che la mente proietta.
Ci curiamo quasi esclusivamente di questa rappresentazione quando dovremmo appoggiare lo sguardo su ciò che la determina, la mette in scena.
Dovremmo curarci dell’intenzione del regista, essendo l’attore principalmente un esecutore.
Potremmo focalizzarci su ciò che siamo nel sentire, piuttosto che arrovellarci su come si manifesta; sull’intenzione, più che sul risultato.
Tutto nasce dal sentire.
Nel non osare manifestare il nostro sentire, qualunque esso sia, nascono molta parte della frustrazione e del conflitto esistenziale.
Rimaniamo invischiati nei piccoli calcoli di bottega dell’identità e non osiamo essere ciò che siamo; non riusciamo a dire: “Sono questo, con tutti questi limiti e questo ti porto. Portami te, ti autorizzo a portare te, con i tuoi limiti, così come porto me”.
L’infelicità, la distruttività, il conflitto non sono provocati solo dai limiti del nostro sentire, ma anche dal conflitto interiore che consegue alla non accettazione di ciò che siamo e di ciò che l’altro è.
Ma così siamo.
Così l’altro è.
Così è la vita: limite di vario grado.
Carichiamoci sulle spalle il nostro essere e smettiamo di raccontarci favole.

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  1. Poterci svelare a noi stessi ed agli altri per ciò che siamo nel nostro intimo, è un’enorme sfida ed una grande possibilità che ci possiamo dare, per emanciparci da tutta una serie di condizionamenti che ci teniamo incollati addosso e per viverci pienamente.
    Il coraggio dell’osare mostrarci in tutti i nostri aspetti,e quindi certamente anche nei limiti, in questo sta il valore del farsi carico di sè. Ci riconsegnamo a noi stessi per quel che è, nè più nè meno: se ci autorizziamo a questo molti meno drammi o teatrini dovremmo inscenare. Anche i bambini hanno un enorme bisogno di non entrare in contatto con la “finzione” intesa come il tentativo di costruirsi forme e contenuti differenti dalla propria natura, il rischio è un forte disorientamento. Con tenerezza ed un certo rigore siamo chiamati a stare e confrontarci inevitabilmente con ciò che siamo…poi sgorgherà la leggerezza che scaturisce da una pacificata centratura e accettazione.

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