Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Nessuno è solo, abbandonato a se stesso. Nessuno è scaraventato nella vita senza gli strumenti per affrontarla, per manifestare se stesso, per vivere i processi che la vita gli presenta.
Il percepirsi soli è la conseguenza di quel continuo tracciare un solco attorno a sé nel tentativo di definirsi e identificarsi.
Dall’osservazione del proprio intimo essere, del mistero dell’altro, dal conficcare lo sguardo nel ventre della vita, emerge chiaramente, inconfutabilmente, alla propria consapevolezza interiore la trama che tutto unisce, tutto sostiene, tutto accompagna. Le nostre ore e i nostri giorni, il nostro pensare e il nostro agire, si incastonano in un insieme molto vasto di cui la rappresentazione che percepiamo, è solo uno degli aspetti.
La vita ci accompagna incontro a noi stessi, nel processo del conoscerci, modellandoci con le sue mani ineffabili, silenziosa quanto premurosa, compagna fedele.
Anche quando ci sembra di sprofondare nel non-senso, nel dolore e nell’abbandono, se lo sguardo si fa penetrante, scopriamo che quello stato è un prodotto della mente, oltre l’identificazione con ciò che essa secerne, la vita ci sta proponendo la nostra occasione.
Dentro al dolore e allo smarrimento è possibile, è necessario, compiere quel gesto di fiducia che dall’identificazione ci porta a comprendere, vivere e trascendere il processo che la vita ci offre, sapendo che ciò che accade è la nostra esistenza; e lì, solo lì, accade l’esistere e l’essere trasformati.
E’ possibile meditare il dolore, contemplare lo smarrimento; è possibile fermarsi, non lasciarsi travolgere, osservare ed ancora osservare, lasciare che meditazione e contemplazione sorgano e che sradichino da noi quell’identificazione con il dolore e lo smarrimento.
Possiamo utilizzare l’esperienza della meditazione come atto ripetuto di disconnessione: da quella disconnessione sorgerà quello spazio, la contemplazione, in cui l’identificazione è scomparsa e con essa è scomparso il sofferente che era solo uno stato della mente.

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