Dove la mente vede il deserto, l'esperienza contemplativa svela il seme della vita

Guardiamo alle persone e alla via interiore in relazione al piano sul quale sono focalizzate: alcune vivono prevalentemente la sfera fisica, altre quella psichica, altre ancora quella mentale, infine alcune si focalizzano prevalentemente sulla dimensione spirituale. A seconda del piano su cui la persona posa la consapevolezza, interpreterà la sua esistenza con i modelli cognitivi di quel piano.
La questione centrale è che tutte le persone debbono, mano a mano, spostare la loro consapevolezza dal piano più denso a quello più spirituale?
Direi proprio di no, direi che la questione centrale è il superamento della logica sequenziale dei piani di focalizzazione e consapevolezza, per affermare che nell’adesso (che sia esso fisico, psichico, mentale o spirituale) non c’è alcuna limitazione e tutta l’esistenza si schiude nella sua interezza.
Ogni piano, quando è vissuto come totalità dell’adesso, quando è visto con gli occhi di meditazione e contemplazione, è tutta l’esistenza e trascende i concetti di fisicità, psichicità, spiritualità.
Nell’adesso non ci sono piani: non c’è alto e basso, carnale e spirituale, morale e immorale.
Nell’adesso c’è la Totalità, intendendo con questo che, quando sperimenti la vita, questa non porta con sé alcuna connotazione fisica o spirituale, o alcuna limitazione: essa è CIO’ CHE E’.

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