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Per un periodo praticavano zz
insieme al calar della sera. È Cosi che ho cominciato ad apprezzarlo.
Il troppo fare di questi ultimi tempi, lo avverto come innaturale. Quel sedersi è vitale.
Comprendo cosa vuoi dire.
Nel tempo che per me è spesso di avanzo è veramente salutare sedere in zz, dove tutto si ricompone, si posiziona ed esiste solo il Reale, nel momento che scrivo sotto forma del canto del rigogolo.
I lunghi pomeriggi afosi d’estate in passato mi comunicavano un sottile senso di angoscia. Ne ero come atterrito: il caldo sembrava nullificare ogni aspetto vitale.
Ora comprendo bene quella percezione: l’insofferenza dell’io rispetto a un tempo vuoto, fatto di spazio neutro da abitare senza aggiungere altro. Insomma, una qualità del Reale insopportabile per un’ indentità che rivendica la propria centralità.
Sorge naturale verso il tramonto sentire la libertà d’essere
Per libertà d’essere intendo quella sensazione
in cui l’essere si pone in rilievo.
L’abbandono di quelle energie rivolte al fare permettono all’essere di invadere la scena, di dilatare i corpi, di perdere i confini e di aprire nuovi spazi
Ogni giorno di più, entro un po’ più in profondità della pratica.
L’approccio ogni volta diventa più familiare.
A volte ci vogliono mesi per accorgesi che qualcosa è cambiato.
A volte è istantaneo.
Oggi, è più naturale sedersi davanti al muro, in silenzio
Anch’io trovo queste ore ampie e pronte al vuoto di se. Anche l’identità che ha potuto agire tutto il giorno è disponibile a spostarsi dal centro della scena senza troppe proteste.