Perché è fuorviante la logica reincarnativa temporale (Appunti)

Nel ragionare che segue non viene messo in discussione il divenire, come frequentemente fatto, ma, dandolo per scontato nella sua illusorietà, viene messa in discussione la tesi della generazione in successione temporale di molte vite, la reincarnazione, a opera di una stessa coscienza.

La vita che sto vivendo, quella che la coscienza genera, è simultanea a tutte le altre vite generate dalla stessa coscienza. Tutte queste vite generate simultaneamente non sono in successione temporale ma logica: manifestano dal grado minore di consapevolezza dell’unità del tutto al grado maggiore.

Nel divenire, le vite vengono percepite in successione temporale, una sola per volta.
Mentre sono qui in zazen e interrompo un attimo per questo appunto, la coscienza che genera questa scena sente simultaneamente tutte le scene di tutte le vite che ha generato.
Questo è un livello della realtà illusoria.
Io, un terminale di consapevolezza, un monitor sul quale si forma la consapevolezza di una immagine/scena/grado di sentire, posso percepire solo questo accadere e la simultaneità di sentire mi è preclusa dalla presenza e costituzione dei corpi transitori che formano la natura di questo monitor di consapevolezza.

Le vite passate e quelle future accadono adesso: la coscienza è già unificata, tutto è già Uno e non esiste alcun due che nel tempo abbia avuto luogo.
Quello che appare sul monitor di consapevolezza non è che un grado di quell’unificazione.

Le molte vite e le molte scene di ogni vita non sono generate nel tempo, sono percepite nel tempo. La generazione è simultanea.

Ecco perché non c’è reincarnazione nel tempo: ci sono stati, gradi di unità che si manifestano nella successione logica, non temporale.

Una coscienza non diviene, il sentire non si amplia, così come il legno che arde non diviene cenere.

Tutta la gamma del sentire è presente simultaneamente, ora, è generata ora.
Viene percepita in successione logica e temporale e allora il sentire limitato precede quello vasto: siamo in presenza di una illusione percettiva.

Non c’è scorrere, non c’è trasformazione, tutti gli stati d’unità sono ora.
Non c’è alcun domani, alcuna altra vita, e non c’è stato nulla prima perché non c’è prima e dopo se non in virtù di una illusione percettiva.
Non c’è ciclo delle nascite e delle morti, c’è l’Eterno Presente.

Io sono l’identificazione con alcuni di questi gradi, ma se l’identificazione vacilla cosa appare sul monitor di consapevolezza?

Ecco affiorare la simultaneità di tutti i sentire, ecco che in questa vita che chiamo mia, su questo monitor che chiamo con il mio nome, appare la consapevolezza del Ciò-che-È.

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3 commenti su “Perché è fuorviante la logica reincarnativa temporale (Appunti)”

  1. Certo è come dici Leo. Si oscilla da una maggiore percezione del divenire a quella dell’Essere.
    Logiche valide in una dimensione, totalmente prive di senso nell’altra.
    Il richiamo a non identificarsi ora nell’una ora nell’altra è la chiave per vivere l’Unità.

  2. A Natascia:

    A mio avviso non c’è contraddittorietà tra reincarnazione e Ciò-che-è, tra Essere e divenire.

    Sono due logiche diverse da cui scaturiscono corollari diversi.
    Nel divenire ha senso parlare di reincarnazione, di razze, di evoluzione.
    Hanno senso nel divenire e hanno una sua funzione altrimenti non esisterebbero: se qualcosa è significa che è utile per qualcosa o per qualcuno.

    Nell’Essere d’altra parte, tutto è; è già divenuto, o meglio, non è mai divenuto, ma semplice è contemporaneità senza soggetto.

    A cosa occorre stare attenti allora? Dove si annida l’atteggiamento erroneo?

    “Divinizzare” le nozioni di evoluzione, razza,ecc.
    Perché così ci stiamo identificando con una data forma.
    D’altra parte anche schiacciarsi sull’Essere può essere un rischio, perché eliminando del tutto il divenire, sì ha pretesa di aver attinto l’Essere, e, dunque, ci identifichiamo con l’Essere stesso, di fatto perdendolo.
    Ogni identificazione, sia esso Essere o divenire, ci fa perdere “l’equanimità”, la via di mezzo, che nel nostro paradigma è contemporaneità di Essere e divenire.
    Paradosso dei paradossi: tilt della mente.

  3. Ad ogni passaggio, si demolisce un costrutto. Quello della reincarnazione su cui abbiamo ragionato per tanti anni, i discorsi sulle razze, sui periodi temporali in cui avvengono, solo ora mi accorgo che non stanno in piedi se accetto che Tutto E’, simultaneamente.
    La mente però protesta e non sa che pesci pigliare.
    Comprensioni che appartengono ad un altro CCE?

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