I doveri interiori del monaco: 1, il dovere di capire

1. È tuo dovere cercare di capire fino in fondo
2.
È tuo dovere ascoltare non solo ciò che ti gratifica ma anche ciò che ti colpisce perché se !a freccia giunge al tuo cuore ciò accade perché l’hai dove non dovevi
18. 
Se sei qui per imparare come dici, figlio Mio, sforzati di farlo
20.
Se sei qui per comprendere approfitta delle possibilità che ti vengono offerte
21.
 Se sei qui per conoscere non imporre limite e direzione alla tua conoscenza
Alla fine del post il testo completo del Cerchio Ifior

Capire non è comprendere: si capisce con il corpo mentale, si comprende con quello della coscienza.
Il capire prepara il comprendere: quando qualcosa è capito verrà sperimentato in un certo modo: di esperienza in esperienza, quel capire plasmerà l’azione che diverrà coerente con l’intenzione del sentire che l’ha generata.
Il compreso vede allineati l’intenzione, il pensiero, l’emozione e l’azione.
Il monaco non è tenuto a capire, ha il dovere di cercare di capire: dunque non parliamo di un vincolo, ma di una disposizione interiore che orienta l’intero essere al capire la complessità di ogni reale del più banale dei quotidiani, disposizione che avvia e facilita l’intero processo del comprendere.

Per capire bisogna ascoltare.
Per ascoltare bisogna coltivare l’interesse.
Per coltivare l’interesse è necessario non essere assorbiti solo dai propri bisogni e dai propri desideri.
Se siamo immersi in bisogni e desideri, solo quelli ci interesseranno e attireranno la nostra attenzione: ciò che impareremo sarà relativo e comunque circoscritto al nostro piccolo ambito egoico.
Quello che può essere sufficiente per una persona comune, non lo è per un monaco, egli è chiamato a capire oltre il piccolo recinto di sé, egli aspira a capire e a comprendere la natura del Reale, la forma che l’Unità, verso cui tende, assume nel divenire e nell’essere.
Ecco che il monaco è chiamato a capire e a comprendere innanzitutto il lontano da sé, l’ostile, l’ottuso, colui che opera la divisione e la sopraffazione: facile gli rimane capire e comprendere il vicino nel sentire, ma è con il lontano che misura quanto si è arreso al disegno della vita che necessita, per preservare l’equilibrio, del santo come dell’assassino.

2. È tuo dovere ascoltare non solo ciò che ti gratifica ma anche ciò che ti colpisce perché se la freccia giunge al tuo cuore ciò accade perché l’hai lasciato dove non dovevi.

Non fuggire ciò che ci fa male, ciò che non ci piace, ciò che non vorremmo vedere di noi: non rifugiarsi nei trastulli, nelle consolazioni per fuggire da sé.
La vita ci colpirà nel rimosso affinché noi lo si veda; nel trascurato affinché sia ben in vista; nel rifiutato affinché impariamo ad accoglierlo.
Se il centro dei nostri interessi è nel possedere, lì la freccia colpirà; se è nell’apparire, li ci ferirà: lì abbiamo condotto il nostro cuore rendendolo vulnerabile.
Allora una questione di primaria importanza è: dove è il tuo cuore?
Dov’è il cuore del monaco che dovrebbe risiedere nel cammino di unificazione? Dove l’ha appoggiato, con cosa ha sostituito il suo cammino primario?
In quel luogo effimero, quanto, evidentemente, necessario per comprendere, la vita andrà a porre il suo accento costringendolo a stare sul tema, a non fuggirlo, ad elaborarlo ed infine ad abbandonarlo.
È tuo dovere ascoltare tutti i segni che ti parlano di un cuore riposto altrove, di una dedizione con altre priorità, di una distrazione voluta dall’essenziale e provvedere ascoltando, vedendo, discernendo, analizzando, accogliendo, integrando.
È tuo dovere cercare di capire fino in fondo cosa vai facendo, quello che ti accade, liberando tempo ed energie per farlo, con lo sguardo saldamente orientato sull’interiore e sui mille simboli che di esso parlano.

18. Se sei qui per imparare come dici, figlio Mio, sforzati di farlo
20.
Se sei qui per comprendere approfitta delle possibilità che ti vengono offerte
21.
 Se sei qui per conoscere non imporre limite e direzione alla tua conoscenza

Se sei qui per imparare osserva la tua pigrizia, la tua indolenza, il tuo sorvolare su concetti che non ti sono chiari, su temi che ti sembrano lontani.
Perché non chiedi, perché così poche domande? Non è della tua vita che stiamo parlando? E tu vivi la tua vita con questa negligenza?
Perché dici sì quando non sei convinto e ti uniformi all’opinione comune?
Perché non economizzi un po’ del tuo tempo e delle tue forze e interpelli chi ti può rispondere e chiarire qualcosa di importante per la tua vita interiore?
Non hai domande? Non sei sufficientemente focalizzato sul tuo procedere? Dov’è il tuo cuore?
Sei qui per imparare o per vestire una delle tante maschere?

Se vuoi capire e comprendere devi approfittare di ogni respiro, di ogni silenzio, di ogni parola, di ogni gesto, di ogni situazione.

Se vuoi capire e comprendere non puoi dire: questo sì, questo no, tutto devi lasciare che ti impatti, poi, in seguito, opererai il tuo discernimento, ma il primo movimento interiore deve essere quello di lasciarsi impattare da ogni cosa venga, con la mente e l’emozione liberi, con l’intenzione pronta a cogliere l’insegnamento anche dal raglio più osceno della persona che meno stimi.

Chi ha qualcosa da insegnarti ti è a fianco, è vicino a te, nella tua famiglia, nella tua comunità, nel luogo dove lavori: quanti di costoro nemmeno vedi, nemmeno prendi in considerazione?

Se non vedi, ascolti, fai spazio dentro di te al tuo insegnante, significa che non hai interesse a capire e comprendere veramente: per capire e comprendere attendi le parole e i gesti dell’Insegnante, quello che ha il volto che desideri, quello che ti piace: ma non funziona così, quello da cui impariamo è quasi sempre un insegnante insignificante, che non ha il titolo di insegnante e dunque richiede che tu lo riconosca tale perché muove leve consce e inconsce nel tuo essere e ti indica inconsapevolmente la via.


Se io potessi ascoltarti, Padre mio,
se io non fossi così pronto a tapparmi le orecchie
per non udire ciò che, in mille modi diversi, Tu fai arrivare fino a me,
se io non fossi così intento a perseguire i miei fini egoistici
da non porre attenzione alle tante voci che mi parlano in Tuo nome,
se io non fossi così intento a captare i rumori del mondo materiale
da non porgere ascolto alla Tua voce che parla ininterrottamente
anche attraverso i palpiti della mia coscienza,
cosa Ti udrei dire per rammentarmi i miei doveri
nel percorrere questa strada inusuale che cerco di seguire
per ricongiungermi a Te?
Moti, Cerchio Ifior

Dal momento stesso che tu ti fermi ad ascoltare, figlio mio,
1 è tuo dovere cercare di capire fino in fondo;
2 è tuo dovere ascoltare non solo ciò che ti gratifica
ma anche ciò che ti colpisce perché se !a freccia giunge al tuo cuore
ciò accade perché hai lasciato il tuo cuore dove non dovevi lasciarlo;
3 è tuo dovere esprimere il tuo pensiero su ciò che ti viene detto
dimostrando a te e agli altri che non partecipi solo per fare atto di presenza,
o per non sentirti escluso da qualcosa che, in qualche modo, sembra elevare dalla massa;
4 è tuo dovere confrontarti con le parole che ti vengono rivolte e,
ove tu le ritenga giuste e giustificate, cercare di correggere te stesso
facendole diventare un tuo sentire;
5 è tuo dovere prendere g!i insegnamenti che ricevi e cercare di applicarli
prima di tutto su te stesso, perché solo così darai mostra a chi non riesce ad accettarli
che essi, se vissuti giustamente, hanno il potere di mutare l’individuo e,
attraverso di lui, il mondo intero;
6 è tuo dovere essere condiscendente verso chi non la pensa come te
e non voler imporre ciò che credi giusto, perché le parole giuste sono Mie parole,
e le Mie parole non hanno bisogno di apostoli ma entrano e si fermano nell’animo
di colui che è pronto a riceverle e a farne buon uso;
7 è tuo dovere accettare !e critiche e non criticare ricordando che il tuo diritto
ha gli stessi confini dei diritti altrui e, se Mi ami davvero,
devi saper accettare con un sorriso che da altri venga varcato il tuo confine
senza avere l’idea di varcare tu, a viva forza, il confine altrui;
8 è tuo dovere dare spazio agli altri senza imporre !a tua presenza
e senza pretendere attenzione per te stesso invece che per altri,
perché come puoi giudicare e comprendere se una parola,
una carezza o un’azione sono più urgenti per te o per un tuo fratello?
9 È tuo dovere rispettare chi parla e chi ascolta
senza impedirgli di parlare o di ascoltare,
così come vorresti che a te fosse permesso di parlare e di ascoltare
quando è il tuo momento di farlo;
10 è tuo dovere essere sincero con chi ti sta a fianco
senza mascherarti con falsi sorrisi o con voluta indifferenza
perché sai bene quanto male faccia scorgere un falso sorriso
o sentirsi ignorati volutamente;
11 è tuo dovere non fare delle parole che ti vengono rivolte una scusa
per un tuo agire sbagliato, per un nascondere il braccio dopo aver scagliato la pietra,
attribuendo ad altri la responsabilità di un’azione che appartiene solamente a te;
12 è tuo dovere non fare delle parole dei Miei figli l’unico scopo della tua vita,
dimenticando che per quanto importanti esse siano non lo sono a tal punto
da farti trascurare i tuoi doveri di uomo, di sposo, di figlio e, soprattutto, di genitore;
13 è tuo dovere non fare delle parole dei Miei figli un testo sacro
senza il quale non avere il coraggio di agire e di pensare,
un oracolo al quale ricorrere per non prendere da te solo la responsabilità delle tue azioni,
perché questo farebbe di esse non solo una cosa priva di vero valore
ma addirittura una causa di inibizione del tuo sviluppo;
14 è tuo dovere accettare e vivere ciò che ritieni giusto,
ma rifiutare e chiedere spiegazioni su ciò che ti sembra errato,
partecipare attivamente e non estraniarti,
essere, insomma, caldo o freddo ma non essere tepido
perché la tepidezza non porta al tuo intimo e, quindi, a Me;
15 è tuo dovere, figlio Mio, osservarti come sei e modificarti, dopo esserti compreso,
perché dal tuo lavoro su te stesso dipende non soltanto la tua vita e quella dei tuoi cari,
ma la vita di ogni Mia creatura;
16 è tuo dovere dare agli altri anche il poco che ti è possibile donare
ma è anche 17 tuo dovere accettare con gioia dagli altri ciò che gli altri ti donano,
senza pensare a doverlo restituire un giorno,
senza la paura di restare obbligato e condizionato,
perché quanto ricevi in dono è sempre un Mio dono
e Io non mi attendo da te alcuna ricompensa.
18 Se sei qui per imparare come dici, figlio Mio, sforzati di farlo,
19 se sei qui per cambiare te stesso cerca in tutti i modi di non ristagnare,
20 se sei qui per comprendere approfitta delle possibilità che ti vengono offerte,
21 se sei qui per conoscere non imporre limite e direzione alla tua conoscenza,
22 se sei qui per dare agli altri abbandonati alla gioia di dare
senza distinguere tra giovane e vecchio, simpatico e antipatico,
intelligente e sciocco, buono e cattivo,
perché ricorda, figlio Mio, che in ogni creatura Io sono
e ciò che dai ti verrà reso in misura maggiore.
Figlio Mio, i tuoi doveri non li scrivo a lettere di fuoco sulla lapide
perché nessuna lapide può conservarli così a fungo
quanto lo fa la Mia voce che parla dentro di te;
e non ho posto angeli caduti sul tuo cammino per punire i tuoi errori,
né giudici per decidere le tue pene o per emettere giudizi sul tuo operato:
per te non ho posto altro carceriere, altro giudice e altro aguzzino che te stesso.
Sii ciò che sei il più profondamente possibile, figlio Mio,
e scoprirai che le voci dei fratelli che vivono con te nel mondo della materia,
e la tua stessa voce, non sono, in verità, che un’unica voce, la Mia,
e allora niente e nessuno dovrà rammentarti i tuoi doveri
perché tu stesso sarai !a luce che li sussurra all’universo.
Viola, Cerchio Ifior


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6 commenti su “I doveri interiori del monaco: 1, il dovere di capire

  1. Roberta: “posso avvertire come la sua forza nasca nel sentire”
    “Quest’allergia al senso del dovere è legata a una visione parziale, prettamente psicologica, che non tiene conto del suo aspetto più profondo e cioè il senso di responsabilità verso l’altro da sé.”
    Hai centrato perfettamente la questione. Ci tornerò, prossimamente..

  2. Le indicazioni delle guide mi interrogano su diversi fronti. Innanzitutto mi hanno permesso di mettere in luce una dimensione che mi appartiene che è quella del senso del dovere. Ho visto chiaramente il duplice aspetto che riveste in me questo senso del dovere, e cioè posso avvertire come la sua forza nasca nel sentire, ma nell’identità si colora di deviazioni legate ad una immagine distorta di ciò che gli altri si aspettano da me e da una certa rigidità mentale.
    La parola dovere in certi ambienti new age è demonizzata, tanto da venir sostituita spesso con la parola “potere”. Quest’allergia al senso del dovere è legata a una visione parziale, prettamente psicologica, che non tiene conto del suo aspetto più profondo e cioè il senso di responsabilità verso l’altro da sé. E’ a questo che dobbiamo fare appello quando certe parole ci suscitano pruriti.
    Mi ha colpito poi un’altro punto: “è tuo dovere accettare e vivere ciò che ritieni giusto,
    ma rifiutare e chiedere spiegazioni su ciò che ti sembra errato,
    partecipare attivamente e non estraniarti,
    essere, insomma, caldo o freddo ma non essere tepido
    perché la tepidezza non porta al tuo intimo e, quindi, a Me”. E’ mio dovere esaminare attentamente questo punto perché coglie nel segno, e ne parlo qui perché proprio quest’aspetto ha delle ripercussioni sulla relazione tra me e l’intero organismo. La mia riluttanza a esprimermi e chiedere spiegazioni su ciò che mi sembra “errato” o per lo meno discutibile, anche se solo su questioni di poco conto genera delle incomprensioni che a livello inconscio ledono il senso di partecipazione. L’ho visto chiaramente quest’estate, osservando la mia difficoltà a partecipare ai social e la possibilità che mi sono e mi è stata data di esprimermi su di essa a OE mi ha permesso di fare ulteriormente luce nei giorni seguenti.
    E’ importante esprimersi, anche se sappiamo che questo mostrerà il nostro limite, perché nella partecipazione, calda o fredda che sia, quel limite si paleserà meglio anche e soprattutto a noi stessi.

  3. Ad una prima lettura del post delle guida in cui si elenca tutta un serie di doveri, peraltro condivisibili, ho provato un certa saturazione per la ridondanza di parole. Come se in fondo lo stesso concetto venisse ripetuto con differenti sfacettature ma con lo stesso significato tanto da risultare noioso. Mi è venuto naturale pensare al linguaggio in parabole del Maestro in cui con poche parole ma molti simbolismi si affrontano argomenti come l’ascolto, la comprensione, di doveri nei Vangeli si parla poco o nulla perchè tutto si svolge sulla costituzione di una libertà interiore che li travalica; penso alle beatitudini quando Gesù dice : Beati i poveri in spirito, Beati i puri di cuore …. non un dovere ma un richiamo a rivestire quella condizione.
    Poi ho letto questo tuo commento Roberto e c’è stato un incontro, la domanda ” dov’è il tuo cuore?” mi interroga profondamente. Dove ripongo le mie priorità? quali distrazioni mi concedo ? se anche già presenti in me, sembrano acquistare una nuova valenza e interrogarmi con maggiore forza.

  4. Quanto fa bene ricordare questi principi!!!
    È come se leggere rinvigorisca la spinta a progredire, ridona nuova forza, ci solleva dal peso dei mancati risultati dei nostri sforzi.
    Grazie….in fondo la comunità ha questo scopo di sostegno reciproco….felice di esserne parte.

  5. Il post mi interroga. Dopo anni di letture, ricerca, osservazione, ascolto per cercare di comprendere, cadute molte domande, mi sembra di procedere passivamente.

  6. Ad ognuna di queste sollecitazioni, mi interrogo su quanto sia l’impegno che metto. A volte il giudizio è impietoso, a volte mi pare di perseguire le indicazioni date, ma con la consapevolezza che non è mai abbastanza. Il bisogno di perseguire, anche i miei bisogni, non sempre mi mette nella condizione di ascolto dell’altro. Se poi l’altro ferisce il mio cuore, allora la questione si fa ancora più complicata. Comprendere che l’altro è il mio maestro diventa più difficile. Eppure le ultime ustioni familiari, proprio lì mi fanno lavorare. Visto che lo scopo del monaco non è capire ma cercare di capire, cercherò di orientarmi in tal senso, senza la pretesa di giungere alla completa comprensione. Mi è chiaro che il percorso richiede tanta umiltà, intesa come atteggiamento aperto al nuovo, al non irrigidirsi sulle proprie convinzioni. Solo così permettiamo alla Vita di cambiarci. Non semplice rinunciare all’appagamento dell’io quando è convinto di essere dalla parte della ragione. Le norme descritte sono un vademecum fondamentale che orientano nella Via. Da stampare e tenere ben in vista.

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